:: Teatro
Aristofane e le sue nuvole
Franco Manzoni

Una commedia che pone al centro dell’azione l’eterno conflitto fra padri e figli, vecchi e giovani, tradizione e novità.

Senza alcun dubbio il più significativo poeta comico ateniese fu Aristofane. Della sua vita privata sappiamo poco. Possiamo dedurre dalle opere che egli fosse dotato di una notevole educazione letteraria e musicale. In modo approfondito, infatti, conosceva Omero e tutta la poesia, in particolare Eschilo,Sofocle ed Euripide, ma anche i filosofi, la sofistica o storici quali Erodoto. Il poeta si dedicò totalmente alla propria attività di commediografo, rifiutando di partecipare alla politica e non ricoprendo perciò alcuna carica pubblica. Ebbe tre figli: Araròs, Filippo e un terzo dal nome incerto (Nicostrato o Filetero). Aristofane ci appare attivo per l'ultima volta nel 386-5 a.C. per l'allestimento dell'"Aiolosicon", proposto con la firma del figlio Araròs. Probabilmente morì poco dopo. Negli "Acarnesi", con cui il poeta si misurò per la prima volta con due autori molto apprezzati dai suoi contemporanei come Cratino ed Eupoli vincendoli entrambi, il giovane autore -all'epoca aveva vent'anni - evidenzia già i temi prediletti e i bersagli contro i quali si scaglierà anche l'Aristofane maturo: i profittatori, la guerra, i sicofanti, i demagoghi.



"Nei "Cavalieri", 424 a.C. una delle più crudeli satire di tutti i tempi, il poeta intende distruggere il malcostume della politica e la democrazia ormai degenerata nell'interesse privato"



A sorreggere il suo pensiero un'utopia, l'eterno sogno che possa esistere un giorno la pace fra gli uomini in piena armonia con il mondo naturale. Mentre nei "Calabroni" attacca la mania dei processi da parte dei suoi concittadini. Nella "Pace" un contadino, stanco di troppi anni di guerra, decide di andare da Zeus per la salvezza comune di tutti i Greci, sperando di convincerlo ad intervenire a mettere fino a questa continua tragedia. Tuttavia scopre che gli Dei hanno traslocato, amareggiati contro i Greci, emigrando in altre regioni più serenedi cielo. Qui l'autore, nell'illusione di una pace da trovarsi ad ogni costo, si scaglia contro la guerra ingiusta e fratricida, figlia dell'ambizione e della sete di conquista. Negli "Uccelli" Aristofane mette in scena una sorta di fuga dalla realtà. Si tratta di un testo di fantasia, un’ evasione di fronte alla terribile realtà della guerra. Due ateniesi, disgustati della situazione in patria, decidono di cambiare luogo dove vivere. Non riescono a trovarlo, finché chiedono aiuto ai volatili e così fondano una città sospesa fra cielo e terra. Nella "Lisistrata", considerata da alcuni il primo testo teatrale "femminista", in realtà il comico sottolinea come la guerra sia un fatto contro natura e stavolta affida alle donne il compito di costringere gli uomini a smettere di guerreggiare attraverso il famoso sciopero del talamo. Il momento storico, in cui vennero scritte e rappresentate le "Nuvole", è all'interno della cosiddetta guerra del Peloponneso, combattuta tra Atene e Sparta. Tre avvenimenti fecero scoppiare l'evento bellico: l'intervento di Atene nel conflitto tra i Corinzi e Corcira, il conflitto contro Potidea e la legge di Pericle in base alla quale i Megaresi venivano banditi dai porti e dai mercati dell'Attica. Quest'ultima decisione costituiva una violazione del trattato di pace trentennale, stipulato tra Atene e Sparta nel 445 a.C dopo l'ultimatum spartano, che Pericle respinse. Sparta dichiarò la guerra nella primavera del 431 a.C. . Stava per iniziare quella che sarebbe stata una lunga guerra di esaurimento. Dopo poco, infatti, si manifestò in Atene una tremenda pestilenza tra la popolazione ammassata dentro le mura della città e del Pireo. Lo stesso Pericle morì di peste alla fine del settembre 429: aveva circa sessant'anni. Tra i suoi successori l'uomo politico più in vista era Cleone, capo del partito democratico radicale, mentre Nicia guidava la direzione del partito conservatore. Dopo alterne vicende, intanto, la guerra continuava. Nel giugno 425 le navi ateniesi misero in rotta la flotta peloponnesiaca in Sicilia, sbaragliando la guarnigione spartana di Sfacteria.

Figlio di Filippo, nativo del demo ateniese di Kydathènai, Aristofane visse fra il 445 e il 385 a C.: le date della sua esistenza, oltre alla rappresentazione delle commedie, vengono scandite dalla storia pubblica di Atene, perché egli fu di questo periodo il maggior comico greco. Esordì giovanissimo, usando lo pseudonimo di Callistrato, nel 427 a.C. con la commedia i "Banchettanti" e vinse il primo concorso al Leneo del 425 con gli "Acarnesi" Il suo esordio coincide con un'epoca drammatica per Atene, coinvolta nel più lungo e sanguinoso conflitto militare della sua storia, la guerra contro Sparta e la Lega Peloponnesiaca, che durerà circa trent'anni, e dalla quale l'estenuata Atene uscirà sconfitta definitivamente, ormai priva anche della speranza di riproporsi come città egemone.



Questo successo abbassò il prestigio di Sparta nell'opinione di tutti i Greci. In quegli stessi mesi Nicia riuscì a negoziare con Dario II, re di Persia, un patto di amicizia (autunno 424), che rinnovava il modus vivendi del 449. Contemporaneamente, però, la politica della guerra voluta da Cleone portò alla gravissima sconfitta dell'esercito ateniese al santuario di Apollo delio, presso Tanagra: gli ateniesi furono finalmente sconfitti nell'unica grande battaglia combattuta sulla penisola greca. In Atene tornava perciò in auge il partito della pace, e Nicia riuscì a concludere nella primavera del 423 la tregua di un anno. Risale proprio allora, alla fine di marzo del 423, la prima rappresentazione delle Nuvole. Qui la guerra è lontana, probabilmente perché ancora non era avvenuta la quasi totale invasione dell'Attica da parte degli spartani, forse perché si sperava che la tregua di un anno preparasse la conclusione della pace. Ma l'attenzione del poeta si rivolge a un argomento altrettanto attuale: l'antica educazione, quella che aveva formato i soldati di Maratona, era ormai messa in crisi dalla paideia sofistica e dal pessimismo pacifista. Aristofane, al contrario, rimpiangeva l'antica Atene, celebrata dai greci come creatrice di ideali quali la libertà e l'uguaglianza: la città che aveva un tempo liberato l'Ellade intera dall'invasione barbara. Sotto l'Arcontato di Isarco, nell'anno 423 a.C., durante le Dionisie (a fine marzo), vennero rappresentate le Nuvole, non la commedia nella serie completa delle opere aristifanee e terza fra quelle a noi giunte. Così, fra le grida di Socrate e dei suoi discepoli, il Pensatoio viene distrutto e dato alle fiamme. Il testo, che ci è pervenuto, è costituito da due parti: infatti, assieme all'opera quasi complessiva che dovrebbe riferirsi all'anno 423 a.C., Aristofane riscrisse i versi 520-535, vale a dire la parabasi, nella quale rintracciamo il proposito dell'autore di riproporre in gara per l'anno 419-418 di nuovo le Nuvole , che erano state sconfitte nel 423 da Cratino e da Amipsia. Ne deduciamo che non si sia conservato il testo "vero" della rappresentazione del 423, ma un "collage" pronto per una nuova messinscena. Un approfondimento particolare merita l'agone tra i due Discorsi: la perfezione artistica e drammatica potrebbe fare abbracciare la tesi di un'unità tra Nuvole "prime" e "seconde", eccettuata la parabasi suddetta. E' da rilevare che per questo agone basterebbero tre attori, ma Aristofane ne usa cinque sulla scena del teatro di Dioniso nel 423 a.C. Strepsiade e Socrate, quindi, hanno assistito assieme al tritagonista Fidippide all'agone dei due Discorsi. Come mai un regime recitativo con cinque attori così vanamente dispendioso? In che modo Aristofane avrebbe trovato degli impresari nel 423 a.C.? Perché, a rigore dell'andamento dell'azione, è comprensibile che Fidippide, il terzo attore, resti muto ad ascoltare, ma Socrate e Strepsiade, i due protagonisti, come possono non replicare alle battute dei due Discorsi? Si può allora ipotizzare che Socrate e Strepsiade si ritirino dalla scena durante l'agone. In tal modo sarebbero proprio i primi due attori ad impersonare il Discorso Giusto e il Discorso Ingiusto, e l'assenteismo di Socrate e Strepsiade troverebbe una ragione tecnica. A meno che la maschera di Socrate e Strepsiade, ammutoliti, non sia stata data ad una comparsa: Aristofane sarebbe così arrivato a disimpegnare due dei primi tre attori. Ma eccoci ad una difficoltà insormontabile: in tutte le commedie Aristofane non concede di parlare al quarto attore che assuma il ruolo di personaggi già interpretati dai primi tre attori. Aristofane passa la maschera alle comparse, guardandosi bene dal far pronunciare anche una sola parola. Si constata pure un anormale regime recitativo tra i versi 889-1112, quasi a vedere nelle Nuvole tramandateci un testo valido più per la biblioteca che per la recitazione teatrale. Probabilmente siamo di fronte ad un'opera ritoccata e non più perfezionata per il teatro. Il nostro testo, non approntato per la recitazione, rivela la rinuncia al progetto di disimpegnare due dei primi tre attori durante l'agone. Inoltre colpisce il fatto che, fin dal prologo, Cherefonte appaia come presenza retroscenica. Probabilmente nelle Nuvole "prime" Cherefonte agiva come personaggio primario, come secondo maestro. Ma nelle Nuvole "seconde" Cherefonte è muto. Perché? Certamente è cambiata la cerchia dei personaggi socratici. E' facile pensare che al vice maestro Cherefonte siano subentrati i due Discorsi come insegnanti di Fidippide. Allora è possibile concludere che il Discorso Giusto e il Discorso Ingiusto siano personaggi ideati come novità esclusiva delle Nuvole "seconde", col sacrificio naturalmente di Cherefonte. E' logico come il Socrate delineato da Aristofane sia profondamente diverso da quello che giunge dalle testimonianze di Platone. Nell'"Apologia" Socrate appare descritto con tutte le sue virtù, il disprezzo della morte e l' abilità dialettica. Nell'esordio Socrate afferma che si difenderà più per obbedire alle leggi che per speranza di distruggere le calunnie da molto tempo diffuse sul suo conto e che già nell'animo dei giudici hanno creato uno stato di prevenzione. Ma perché Socrate viene odiato a tale punto? Dato che l'oracolo di Delfo ha detto a Cherefonte che Socrate è il più sapiente degli uomini, ecco che egli si è attirato addosso le inimicizie di molti. Dopo aver cercato di dimostrare come lui non corrompesse affatto i giovani, arriva alla conclusione che, se mai ciò potesse essere avvenuto, non poteva che averlo fatto involontariamente. In secondo luogo, accusato di insegnare ai giovani di credere nei démoni e non negli dei, Socrate risponde che ciò non è possibile: se infatti credesse nei démoni, visto che questi sono dei o figli di dei, non potrebbe che credere negli dei. Il filosofo conclude la prima parte dicendo di non poter rinunciare alla sua missione e di non voler abbassarsi a chiedere pietà, poiché ciò sarebbe come dichiararsi colpevole. Nella seconda sezione dell' "Apologia" Socrate, già ritenuto colpevole dai giudici, mentre i suoi accusatori hanno chiesto per lui la pena capitale, in cambio propone per sé una multa di 30 mine d'argento. Infine, nella terza parte, il filosofo, dopo essere già stato condannato a morte, saluta i giudici dicendo loro che forse è un bene ciò che è accaduto, perché per il giusto la morte non può essere un male. Appare evidente che le Nuvole siano una commedia che pone al centro dell'azione l'eterno conflitto fra padri e figli, vecchi e giovani, tradizione e novità. Sotto la minaccia delle innovazioni, Aristofane reagisce da poeta e cittadino indicando un responsabile: Socrate e i sofisti, i demagoghi, Euripide, i nuovi musici, i sicofanti. Aristofane non ignorava di certo il Socrate che ci viene tramandato nei dialoghi platonici. Eppure, in questo far coincidere la figura di Socrate con quella del corruttore supremo, testimonia quale poteva essere l'opinione dell'uomo della strada. Il pubblico aveva bisogno della maschera-Socrate per ridere di un buffo manichino, in cui veniva condensato il male di tutti gli altri filosofi o speculatori metafisici. Quello che è certo è che la commedia del 423 non ebbe nulla a che vedere con la condanna di Socrate del 399 a.C. .Semmai le Nuvole sono una testimonianza di uno stato d'animo diffuso, visto che lo stesso Socrate fu bersaglio di molti altri comici contemporanei come Eupoli, Amipsia e Callia. Nessuna responsabilità, quindi, di Aristofane nella condanna di Socrate.






Franco Manzoni

:: Archivio
 
:: Primo Piano