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La gioia il timore
Paolo Ghisoni

Come nel 1982 Campioni del mondo all’ombra di uno scandalo calcistico.

Allora è vero: per dare il meglio di se, l`italiano della pedata ha bisogno di essere sotto pressione. Cosi´come sembra altrettanto vero che quando si scovano precedenti e analogie storiche, puntualmente la nostra nazionale di calcio non tradisce. Andiamo per ordine. Cominciamo dallo scandalo che ha travolto il movimento del pallone proprio alla vigilia dei campionati del mondo. "Calciopoli" ha portato alla luce (ma piu´di uno già sapeva e aveva provato a denunciare) un sistema corrotto che falsava la gare, reggendosi sulla connivenza dirigenti-arbitri in fatto di designazioni e relativi favoritismi. Un sistema clientelare in piena regola che ha portato quasi tutte le grandi, ma soprattutto la Juventus, nell’ occhio del ciclone. Perché il burattinaio principe pare essere l’ex direttore generale bianconero Luciano Moggi. Cosa c’entra tutto questo con la nostra Nazionale e con il fatto che buona parte dei calciatori azzurri fossero soggetti a pressioni particolari? Semplicissimo. Si comincia da un allenatore che ha costruito le proprie fortune e il conseguente approdo a selezionatore italiano guidando proprio la società torinese e vincendo con i bianconeri ( e conseguentemente con Moggi dirigente) praticamente tutto. Non bastasse il commissario tecnico, ecco anche il capitano Fabio Cannavaro sotto accusa per esser stato parte del teorema Big Luciano. Nelle recenti intercettazioni telefoniche, è venuto fuori come il difensore napoletano fosse approdato alla Juventus con modalità poco ortodosse se non addirittura minacce velate alla precedente società d´appartenenza. Siccome però non ci facciamo mai mancare nulla, ecco che anche il miglior portiere del mondo, anch’egli juventino, finisce nel calderone dei misfatti per un giro di giocate su gare calcistiche. Gigi Buffon è quello che alla vigilia dell’evento tedesco, appare più scosso. Ma non è il solo. Perchè se questi tre uomini vengono chiamati direttamente sul banco degli imputati, i vari Pirlo, Nesta, Gattuso, Del Piero, Zambrotta, Camoranesi, Inzaghi, Gilardino, Toni, Peruzzi e Oddo, hanno un coinvolgimento indiretto legato alle società d’appartenenza ma comunque emotivamente importante. Notate bene però il numero complessivo di chi più o meno ha a che fare coi guai giudiziari di Juventus, Milan, Fiorentina e Lazio. 16. Su una rosa di 23 giocatori facenti parte della spedizione tedesca. Il 70% con l´aggiunta di un allenatore ancor piu´ motivato perché alla vigilia di questa avventura, proprio per i suoi legami con la Cupola bianconera da molti "non è giudicato degno di guidare la nostra nazionale".



Una miscela e un gruppo sulla carta esplosivo, se si considera la possibile voglia di riscattarsi da parte di quasi tutti, attaccandosi all´unica soluzione possibile. Un gran campionato del mondo che faccia rinnamore l’Italia del pallone. Ma c’è anche un rischio più che evidente. Che proprio questa spedizione attaccata e in bilico ancor prima di salpare, non regga l´impatto emotivo e nervoso e si sfaldi alle prime incertezze sul campo. Man mano che ci si avvicina al debutto, citati gli attacchi ad personam, se ne sentono un pò di tutti i colori. Da chi dice che dopo questa figuraccia, a livello immagine internazionale, faremmo meglio a rinunciare all´evento germanico. A chi vorrebe spedire laggiù la Under 21, motivandola come " l´unica faccia pulita presentabile" del nostro attuale movimento. Tutte critiche comunque interne, alle quali chi mastica pane e pallone da anni nel nostro campionato, appare quasi vaccinato. Quello che però darà maggiormente fastidio, rivelandosi un clamoroso errore anche strategico, e´ il giudizio velenoso e gratuito degli osservatori esterni. Quello che più lo ascolti e più rinforza lo spirito nazionalistico. Perchè al di là del fatto che anche chi scaglia la prima pietra dialettica farebbe meglio a guardare in casa propria (Beckenbauer su tutti, calcio tedesco finito nella bufera per caso analogo), gli italiani son gente strana e fatta un pò a modo loro. Ci sta che tra di noi ci si prenda a cazzotti e ci si insulti anche sino all´autolesionismo. Ma la mamma (patria) è sempre la mamma. E se qualcuno ci fa notare che così non va , diventiamo terribilmente permalosi. Ma soprattutto straordinariamente produttivi. "Contro tutto e tutti" era stato il motto del gruppo azzurro all`ultimo mondiale vinto, quello spagnolo datato luglio 1982. Una serie di profezie ricorrenti legati proprio ai recenti numeri suggerivano ottimismo. Italia finalista in un mondiale ogni 12 anni. Germania 70, proprio Spagna 82, Usa 94. Germania 2006. E in questi appuntamenti , il fattore alternanza sconfitta-vittoria parlava a vantaggio nostro. Condito da altre due considerazioni "cabalistiche" ad hoc. Se nel 90 organizzavamo noi, perdemmo in semifinale e vinsero i tedeschi, quest´anno che organizzavano loro, battuti in semifinale, sarebbe toccato a noi.



"Questo successo (nostro) non deve aver niente a che fare con lo scandalo. Ora che non si faccia finta di niente."
Gennaro Gattuso



Anche allora si arrivava da uno scandalo del pallone (scommesse clandestine) e si criticava Bearzot perchè tecnico di una Nazionale incolore e bollita. Sapevamo tutti come andò a finire. Ci auguravamo in molti che anche in Germania potessimo gioire con uguale epilogo. E´successo rispetto ad allora con una maggior dose di fortuna ma con una superiore capacità di reggere le pressioni. Perchè 24 anni fa nessuno si attendeva quel trionfo. Mentre questa volta parecchi tra gli addetti lo sospiravano fino al paradosso di temerlo.
Siamo infatti ancora una volta divisi nell´animo, col senno di poi, nonostante un successo che a caldo ci ha veramente regalato la consapevolezza e l´emozione piu´grande. Ovvero l´orgoglio di essere e sentirsi italiani. Ora però, con lo scemare dell´entusiasmo, riaffiora quel problema da risolvere, quel propellente che allora ha fatto decollare il nucleo della Nazionale ma che ora rischia di incendiare l´ennesima estate di calcio scandalo. Un mondiale vinto puo´rivelarsi una gioia temuta? a giudicare da qualche dichiarazione avventata che esorta alla famosa "aministia" pallonara in nome del successo, direi di si. Da un eccesso all´altro rischia di essere ancora una volta il leivmotif nostrano. Un bel plotone d´esecuzione e fucili puntati per attendere i reduci eventualmente scornati dal mondiale. Una bella medaglia e tutto come se non fosse accaduto nulla in caso di trionfo planetario. Del fiume di parole versato dopo la gioia di Berlino ne vanno conservati, a mio modesto avviso, solo due bicchieri. Per far capire come gli stessi possano essere all´apparenza mezzi pieni o mezzi vuoti. Uno di quelli che questa Coppa se l’è sudata e non ha certo studiato filosofia è Rino Gattuso. I chilometri percorsi non gli hanno certo annebbiato le idee. "Questo successo (nostro) non deve aver niente a che fare con lo scandalo. Ora che non si faccia finta di niente. Parole, chiare, oneste, da parte di uno sportivo vero. Che nonostante abbia dato eloquenti dimostrazioni d´amore verso la propria maglia, quella rossonera, ammette indirettamente il fatto che lo stesso Milan, in caso di condanna, vada punito.
Di tutt´altro tono, consistenza e aggiungerei opportunità quelle di un ex-presidente della Repubblica. Che commentando l´attuale situazione calcistica si è lasciato andare ad un amichevole consiglio verso un altro ex-collega, Franco Carraro, dimissionario presidente della FIGC. "Caro Franco, ma mandali tutti a fare ecc. questi giudici che indagano sul tuo conto e su tutto il resto."
Niente male da parte di chi in passato ha rappresentato con la propria carica , tra gli altri, il valore del rispetto verso il lavoro altrui.
Una preghiera e un augurio: da oggi non mi si venga più a dire che l’intensa attività agonistica
può inficiare la lucidità e la corretta ossigenazione del cervello anche e soprattutto col passare del tempo. Gattuso non diventerà mai Cossiga. Per sua fortuna.




Paolo Ghisoni

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