
Come
nel 1982 Campioni del mondo all’ombra di uno
scandalo calcistico.
Allora è vero: per dare il meglio
di se, l`italiano della pedata ha bisogno di essere
sotto pressione. Cosi´come sembra altrettanto
vero che quando si scovano precedenti e analogie storiche,
puntualmente la nostra nazionale di calcio non tradisce.
Andiamo per ordine. Cominciamo dallo scandalo che
ha travolto il movimento del pallone proprio alla
vigilia dei campionati del mondo. "Calciopoli"
ha portato alla luce (ma piu´di uno già
sapeva e aveva provato a denunciare) un sistema corrotto
che falsava la gare, reggendosi sulla connivenza dirigenti-arbitri
in fatto di designazioni e relativi favoritismi. Un
sistema clientelare in piena regola che ha portato
quasi tutte le grandi, ma soprattutto la Juventus,
nell’ occhio del ciclone. Perché il burattinaio
principe pare essere l’ex direttore generale
bianconero Luciano Moggi. Cosa c’entra tutto
questo con la nostra Nazionale e con il fatto che
buona parte dei calciatori azzurri fossero soggetti
a pressioni particolari? Semplicissimo. Si comincia
da un allenatore che ha costruito le proprie fortune
e il conseguente approdo a selezionatore italiano
guidando proprio la società torinese e vincendo
con i bianconeri ( e conseguentemente con Moggi dirigente)
praticamente tutto. Non bastasse il commissario tecnico,
ecco anche il capitano Fabio Cannavaro sotto accusa
per esser stato parte del teorema Big Luciano. Nelle
recenti intercettazioni telefoniche, è venuto
fuori come il difensore napoletano fosse approdato
alla Juventus con modalità poco ortodosse se
non addirittura minacce velate alla precedente società
d´appartenenza. Siccome però non ci facciamo
mai mancare nulla, ecco che anche il miglior portiere
del mondo, anch’egli juventino, finisce nel
calderone dei misfatti per un giro di giocate su gare
calcistiche. Gigi Buffon è quello che alla
vigilia dell’evento tedesco, appare più
scosso. Ma non è il solo. Perchè se
questi tre uomini vengono chiamati direttamente sul
banco degli imputati, i vari Pirlo, Nesta, Gattuso,
Del Piero, Zambrotta, Camoranesi, Inzaghi, Gilardino,
Toni, Peruzzi e Oddo, hanno un coinvolgimento indiretto
legato alle società d’appartenenza ma
comunque emotivamente importante. Notate bene però
il numero complessivo di chi più o meno ha
a che fare coi guai giudiziari di Juventus, Milan,
Fiorentina e Lazio. 16. Su una rosa di 23 giocatori
facenti parte della spedizione tedesca. Il 70% con
l´aggiunta di un allenatore ancor piu´
motivato perché alla vigilia di questa avventura,
proprio per i suoi legami con la Cupola bianconera
da molti "non è giudicato degno di guidare
la nostra nazionale".
Una miscela e un gruppo sulla carta
esplosivo, se si considera la possibile voglia di
riscattarsi da parte di quasi tutti, attaccandosi
all´unica soluzione possibile. Un gran campionato
del mondo che faccia rinnamore l’Italia del
pallone. Ma c’è anche un rischio più
che evidente. Che proprio questa spedizione attaccata
e in bilico ancor prima di salpare, non regga l´impatto
emotivo e nervoso e si sfaldi alle prime incertezze
sul campo. Man mano che ci si avvicina al debutto,
citati gli attacchi ad personam, se ne sentono un
pò di tutti i colori. Da chi dice che dopo
questa figuraccia, a livello immagine internazionale,
faremmo meglio a rinunciare all´evento germanico.
A chi vorrebe spedire laggiù la Under 21, motivandola
come " l´unica faccia pulita presentabile"
del nostro attuale movimento. Tutte critiche comunque
interne, alle quali chi mastica pane e pallone da
anni nel nostro campionato, appare quasi vaccinato.
Quello che però darà maggiormente fastidio,
rivelandosi un clamoroso errore anche strategico,
e´ il giudizio velenoso e gratuito degli osservatori
esterni. Quello che più lo ascolti e più
rinforza lo spirito nazionalistico. Perchè
al di là del fatto che anche chi scaglia la
prima pietra dialettica farebbe meglio a guardare
in casa propria (Beckenbauer su tutti, calcio tedesco
finito nella bufera per caso analogo), gli italiani
son gente strana e fatta un pò a modo loro.
Ci sta che tra di noi ci si prenda a cazzotti e ci
si insulti anche sino all´autolesionismo. Ma
la mamma (patria) è sempre la mamma. E se qualcuno
ci fa notare che così non va , diventiamo terribilmente
permalosi. Ma soprattutto straordinariamente produttivi.
"Contro tutto e tutti" era stato il motto
del gruppo azzurro all`ultimo mondiale vinto, quello
spagnolo datato luglio 1982. Una serie di profezie
ricorrenti legati proprio ai recenti numeri suggerivano
ottimismo. Italia finalista in un mondiale ogni 12
anni. Germania 70, proprio Spagna 82, Usa 94. Germania
2006. E in questi appuntamenti , il fattore alternanza
sconfitta-vittoria parlava a vantaggio nostro. Condito
da altre due considerazioni "cabalistiche"
ad hoc. Se nel 90 organizzavamo noi, perdemmo in semifinale
e vinsero i tedeschi, quest´anno che organizzavano
loro, battuti in semifinale, sarebbe toccato a noi.
"Questo successo
(nostro) non deve aver niente a che fare con lo scandalo.
Ora che non si faccia finta di niente."
Gennaro Gattuso
Anche allora si arrivava da uno scandalo del pallone
(scommesse clandestine) e si criticava Bearzot perchè
tecnico di una Nazionale incolore e bollita. Sapevamo
tutti come andò a finire. Ci auguravamo in
molti che anche in Germania potessimo gioire con uguale
epilogo. E´successo rispetto ad allora con una
maggior dose di fortuna ma con una superiore capacità
di reggere le pressioni. Perchè 24 anni fa
nessuno si attendeva quel trionfo. Mentre questa volta
parecchi tra gli addetti lo sospiravano fino al paradosso
di temerlo.
Siamo infatti ancora una volta divisi nell´animo,
col senno di poi, nonostante un successo che a caldo
ci ha veramente regalato la consapevolezza e l´emozione
piu´grande. Ovvero l´orgoglio di essere
e sentirsi italiani. Ora però, con lo scemare
dell´entusiasmo, riaffiora quel problema da
risolvere, quel propellente che allora ha fatto decollare
il nucleo della Nazionale ma che ora rischia di incendiare
l´ennesima estate di calcio scandalo. Un mondiale
vinto puo´rivelarsi una gioia temuta? a giudicare
da qualche dichiarazione avventata che esorta alla
famosa "aministia" pallonara in nome del
successo, direi di si. Da un eccesso all´altro
rischia di essere ancora una volta il leivmotif nostrano.
Un bel plotone d´esecuzione e fucili puntati
per attendere i reduci eventualmente scornati dal
mondiale. Una bella medaglia e tutto come se non fosse
accaduto nulla in caso di trionfo planetario. Del
fiume di parole versato dopo la gioia di Berlino ne
vanno conservati, a mio modesto avviso, solo due bicchieri.
Per far capire come gli stessi possano essere all´apparenza
mezzi pieni o mezzi vuoti. Uno di quelli che questa
Coppa se l’è sudata e non ha certo studiato
filosofia è Rino Gattuso. I chilometri percorsi
non gli hanno certo annebbiato le idee. "Questo
successo (nostro) non deve aver niente a che fare
con lo scandalo. Ora che non si faccia finta di niente.
Parole, chiare, oneste, da parte di uno sportivo vero.
Che nonostante abbia dato eloquenti dimostrazioni
d´amore verso la propria maglia, quella rossonera,
ammette indirettamente il fatto che lo stesso Milan,
in caso di condanna, vada punito.
Di tutt´altro tono, consistenza e aggiungerei
opportunità quelle di un ex-presidente della
Repubblica. Che commentando l´attuale situazione
calcistica si è lasciato andare ad un amichevole
consiglio verso un altro ex-collega, Franco Carraro,
dimissionario presidente della FIGC. "Caro Franco,
ma mandali tutti a fare ecc. questi giudici che indagano
sul tuo conto e su tutto il resto."
Niente male da parte di chi in passato ha rappresentato
con la propria carica , tra gli altri, il valore del
rispetto verso il lavoro altrui.
Una preghiera e un augurio: da oggi non mi si venga
più a dire che l’intensa attività
agonistica
può inficiare la lucidità e la corretta
ossigenazione del cervello anche e soprattutto col
passare del tempo. Gattuso non diventerà mai
Cossiga. Per sua fortuna.
Paolo
Ghisoni