Nel
1960 fu il primo poeta sovietico a varcare la cosiddetta
“cortina di ferro” per recitare i propri
versi in Occidente.
Uomo del dissenso, Evgenij Evtushenko,
il massimo poeta russo contemporaneo, fu il portavoce
più popolare della generazione di scrittori
sovietici che rifiutarono di aderire alla dottrina
del socialismo reale. Per quasi mezzo secolo è
stato il difensore della libertà del suo popolo,
la voce penetrante della coscienza critica contro
il regime, la parola che a volte si alzò traboccante
di collera, mentre in altre occasioni piena di speranza
ed entusiasmo. Autore di versi, romanziere, regista
cinematografico, drammaturgo, personaggio poliedrico,
trascinatore di folle, visto che per i suoi "reading"
poetici si riempivano gli spalti degli stadi di calcio,
Evtushenko nacque da una famiglia di origine ucraina
in Siberia, nella regione dell'Irkutsk, a Stazione
di Zima, dove i suoi antenati erano stati costretti
all'esilio nell' Ottocento in seguito a tumulti contadini.
Durante il terrore staliniano i suoi nonni vennero
arrestati come "nemici del popolo". Si trasferì
con la famiglia a Mosca all'età di undici anni.
Anche lui nel 1948 venne espulso da scuola per "disubbedienza"
. Era solo quindicenne. Le sue richieste di una maggiore
libertà artistica e i suoi attacchi allo Stalinismo
e alla burocrazia dei tardi anni '50 lo fecero divenire
in breve il leader dei giovani intellettuali dell'Urss.
Infatti insieme ad Andreij Voznesensky contribuì
alla rinascita della poesia lirica russa. I suoi primi
versi furono pubblicati nel 1949, mentre la raccolta
"Gli esploratori del futuro" risale al 1952.
Venne allora allontanato dall'Istituto di Letteratura
con l'accusa di "individualismo", malgrado
le sue poesie fossero state subito apprezzate da Carl
Sandburg e Boris Pasternak. Nel 1960 fu il primo poeta
sovietico a varcare la cosiddetta "cortina di
ferro" per recitare i propri versi in Occidente.
Divenne amico, fra gli altri, di Pablo Ricasso, Federico
Fellini, Louis Armstrong, Marc Chagall, Pablo Neruda,
Gabriel Garcia Marquez, Heinrich Boll, Leonard Bernstein,
Allen Ginsberg, Graham Green, Henry Moore, John Steinbeck,
Max Ernst. Nel 1961 Evtushenko pubblicò "Babij
Jar", versi contro l'antisemitismo, che ispirarono
al grande compositore russo Dmitrij Shostakovic la
Sinfonia numero 13. La raccolta "Selected Poems"
del 1962 contiene quattro dei suoi poemi più
famosi: "Parla", un atto d'accusa all'ipocrisia
del regime, "Babij Jar", il luogo vicino
a Kiev dove i nazisti assassinarono duecentomila ebrei,
che si trasforma in un grido di protesta contro il
trattamento antisemitico in Urss, "La stazione
di Zima", un lavoro autobiografico, e "Gli
eredi di Stalin", un'aperta denuncia del sistema
sovietico. Dal 1960 in poi Evtushenko ha visitato
94 nazioni e le sue opere sono state tradotte in 72
lingue.
"...per
la straordinaria capacità di attraversare i
continenti con un’armonica fusione di moralità
e coscienza e una forza espressiva che contagia anche
altre arti, come testimonia la Sinfonia n. 13 del
compositore russo Dmitrj Shostakovich a lui dedicata
o i ruoli cinematografici che Pasolini voleva affidargli..."
Consegna del premio Librex Montale International
2006 considerato il Nobel italiano della poesia contemporanea.
A partire dagli anni Settanta s'impegnò
attivamente in diversi settori della cultura, diventando
attore, realizzando film, dedicandosi alla fotografia
e ampliando la propria attività di scrittore
alla narrativa: è del 1981 il romanzo "Il
posto delle bacche", uscito per Einaudi. Nel
1972 ottenne un significativo successo col lavoro
"Sotto la pelle della Statua della Libertà".
Le sue posizioni politiche comunque rimasero sempre
molto chiare: nel 1974 sostenne Solgenitsyn quando
il vincitore del Premio Nobel fu arrestato e successivamente
mandato in esilio. Dopo la salita al potere di Gorbaciov,
fece conoscere dalle pagine del giornale "Ogonek"
numerosi poeti a cui era stata tolta la possibilità
di parlare e scrivere sotto la dittatura di Stalin.
Il suo costante e clamoroso successo editoriale riassume
senza equivoci la filosofia di Evtushenko, caposcuola
della "letteratura del disgelo" fin dagli
anni di Nikita Chruscev, e precursore, col suo costante
impegno letterario, dei tentativi politici successivi
di dare vita ad un "socialismo umano".

Un obiettivo accarezzato all'inizio
in maniera forse inconsapevole, che voleva restituire
innanzitutto una nuova coscienza al popolo russo:
in tale prospettiva Evtushenko offrì il proprio
contributo sul piano culturale ed etico-civile. Ricordiamo
le battaglie da lui combattute per l'istituzione della
casa-museo di Pasternak e per la pubblicazione, in
patria, de "Il dottor Zivago", nonché
le prese di posizione in favore di dissidenti come
Solgenitsyn e Sinjavskij. Un impegno a tutto campo,
malgrado le popolazioni dell'Est europeo, stremate
e annichilite dalla lunga glaciazione staliniana,
mostrassero chiari sintomi d'aver smarrito una qualsiasi
fede in ideali che non fossero strettamente legati
al soddisfacimento dei bisogni materiali primari.
Nel volgere di pochi anni, l'ascesa al potere di Gorbaciov
- con le rivoluzionarie riforme istituzionali ed economiche
varate nel nome della "perestrojka" - alimentò
di colpo quel sogno a lungo represso di libertà
individuale e collettiva.
Nonostante la brutalità
degli uomini, rei in ogni tempo di orrende malvagità
e indicibili massacri dei propri simili, in Evtushenko
rimane alla fine una minima briciola di speranza.
Ma forse è solo utopia.
Evtushenko scese apertamente in campo al fianco di
Gorbaciov, per tener fede al suo antico insegnamento:
"La poesia non è una professione. È
uno stile di vita". Nel 1989, eletto deputato,
attaccò violentemente il monopolio del partito
comunista, battendosi contro la "nomenklatura"
burocratico-militare e contro le restrizioni in campo
culturale esistenti ancora in Unione Sovietica. Dopo
il crollo del comunismo Evtushenko decise di promuovere
la realizzazione di un monumento dedicato alle vittime
della repressione stalinista, collocato davanti alla
Lubianka, il quartier generale del Kgb. Nel giugno
2006 l'editore Viennepierre ha dato alle stampe la
raccolta "Nel paese di Come Se", a cura
di Giovanna Ioli, traduzione di Evelina Pascucci.
In questo volume sono riunite poesie ormai celebri
in tutto il mondo e testi inediti, armonicamente scanditi
in modo da strutturare la silloge in un canto d'amore
e di protesta. L'occasione di pubblicare questo volume
è coincisa con la consegna del premio Librex
Montale International 2006, considerato il Nobel italiano
della poesia contemporanea. La giuria, composta da
Giovanna Ioli, Giampaolo Abbiezzi, Gian Luigi Beccaria,
Mario Cera, Franco Contorbia ed Elio Gioanola, ha
deciso all'unanimità di assegnare il riconoscimento
ad Evgenij Evtushenko con la seguente motivazione:
"… per la straordinaria capacità
di attraversare i continenti con un'armonica fusione
di moralità e coscienza e una forza espressiva
che contagia anche altre arti, come testimonia la
Sinfonia n. 13 del compositore russo Dmitrj Shostakovich
a lui dedicata o i ruoli cinematografici che Pasolini
voleva affidargli.
La poesia non è
una professione. E’ uno stile di vita.
Poeta, romanziere, autore cinematografico,
professore emerito di letteratura, Evtushenko ha scritto
versi, tradotti in 72 lingue, testimoniando che la
poesia incarna una verità che varca le frontiere,
fondendosi con lo spirito di ogni paese, di ogni storia,
civile o artistica. Il suo giudizio sugli eventi che
hanno attraversato i secoli emerge da ogni raccolta,
contagiando lettori di ogni lingua e patria con la
sua collera, il suo entusiasmo, la sua speranza. Lo
testimonia il libro che viene ufficialmente premiato
stasera, "I monumenti non emigrano", uscito
a Mosca nel 2005 e "Nel paese di Come Se",
nella traduzione di Evelina Pascucci, pubblicato dalla
casa editrice Viennepierre di Milano per gentile concessione
dell'autore in occasione di questo premio, permettendo
così anche al lettore italiano di accedere
a una poesia che ha saputo tradurre un'idea di fratellanza
universale, come per la stella del sistema solare
che l'Accademia Russa delle Scienze ha chiamato con
il suo nome e che continua a brillare grazie alla
sua voce, capace di esprimere un'idea di poesia totale,
sorgente di denuncia, gesto, musica e scrittura".
Ma Evtushenko si è occupato anche di teatro
e recentemente è stato rappresentato il dramma
"Se tutti i danesi fossero ebrei", allestito
a Cassino dal Centro Universitario Teatrale, con la
traduzione di Evelina Pascucci e la regia di Giorgio
Mennoia. In questa pièce l'autore mette in
scena due vicende apparentemente distanti nel racconto
e tra loro lontane nel tempo, ma unite dall'insana
follia di certi uomini che irrompono nella Storia,in
modo eguale, pur nelle loro diversità, perché
sempre apportatori di odio e terrore. Sembra quasi
la rappresentazione del Male che si perpetua ciclicamente.
L'autore ripropone le disgrazie e le terribili sofferenze
di due donne.
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Il
compositore Dmitrij Shostakovic, il direttore
Kirill Kondrashin e Evtushenko |
Si trovano così affiancate
la vicenda della principessa danese Leonora Cristina,
imprigionata in una Torre Azzurra nel XVII secolo,
e la sciagura di un'altra ragazza, dallo stesso nome,
ebrea, che quattrocento anni dopo si trova vittima
in un campo di sterminio nazista. In questi due personaggi
Evtushenko riassume non solo l'infausta vita di due
ragazze (la prima realmente esistita, la seconda frutto
della fantasia dell'autore), ma proietta la tragicità
dell'olocausto in un'ottica più ampia e inesorabilmente
luttuosa della Storia umana. Così i drammi
si reiterano grottescamente senza una soluzione di
riscatto. Nonostante la brutalità degli uomini,
rei in ogni tempo di orrende malvagità e indicibili
massacri dei propri simili, in Evtushenko rimane alla
fine una minima briciola di speranza. Ma forse è
solo utopia.
Franco Manzoni