Basta
libertà professionale per i vertici del Servizio
Sanitario. Nella Sanità politicizzata non ci
deve essere libertà di movimento: o dentro
o fuori.
Il Ministro Livia Turco ha lanciato una serie di
segnali che denotano il nuovo corso della politica
italiana in materia di Sanità. Aborto farmacologico,
ricerca su embrioni, Legge sulla procreazione assistita,
sostituzione di autorità di vertici non graditi
al Ministro, esclusività del rapporto professionale
con gli Enti Pubblici, sono i temi subito scaraventati
sul tavolo perché si provveda a modificare
la legislazione in vigore. Non fa importanza il fatto
che si tratti di temi già esaminati dalle apposite
Commissioni di bioetica o addirittura già rigettati
da un apposito referendum popolare, né tanto
meno che la legislazione in vigore porti il nome di
un altro personaggio che attualmente fa parte dello
stesso Governo, l'importante è quello di far
sentire subito e bene che il Ministro è la
Legge e che il Parlamento è solo un corollario
inutile dell'attuale sistema politico.
Così come accade in Cina e come per decenni
è accaduto nell'Unione delle Repubbliche Sovietiche.
Se il Direttore Scientifico del maggiore Istituto
Scientifico per la cura dei Tumori in Italia non è
gradito al Ministro, semplicemente si cambia, punto
e basta! Nella Repubblica di Stalin non si facevano
regolari processi con accusa e difesa, c'era un Giudice
unico che a gran voce decretava 10 anni di Gulag,
apponeva rumorosamente un timbro su un foglio prestampato
e passava al successivo.

E che dire dei dipendenti pubblici e della loro libertà
professionale in quella Unione delle Repubbliche Sovietiche?
Solo che non c'era nessuna possibilità di muoversi
al di fuori di una corazza metallica in cui era ingabbiato
il sistema. Per il vero parlare di libertà
professionale in un regime in cui mancava anche la
libertà di spostarsi da una città all'altra
nell'ambito della stessa provincia senza un pezzo
di carta con sopra un timbro che ti autorizzava a
spostarti, è un po' troppo. Ma quel sistema
veniva sofferto da tutti, salvo poi esplodere e sciogliersi
appena la gabbia ha cominciato a scricchiolare.
Ma chiediamoci un pò: cosa significa rapporto
esclusivo con il Servizio Sanitario pubblico?
E perché solo per i Primari e per i Direttori
di Dipartimento?
E' evidente che si tratta di una misura penalizzante
sia per i Primari, sia per la popolazione. Basta libertà
professionale per i vertici del Servizio Sanitario.
Nella Sanità politicizzata non ci deve essere
libertà di movimento: o dentro o fuori. Se
un malato che vive nella tua città, nella tua
Regione, in Italia o in un altro Stato Europeo o extra
Europeo ha avuto notizie di una tua scoperta o di
una tua particolare attitudine a curare magari una
malattia rara che ben pochi specialisti curano e decide
di chiedere un tuo intervento al di fuori delle mura
del tuo nosocomio, gli verrà precluso in nome
di una esclusività di rapporto che deve passare
obbligatoriamente dall'Amministrazione della sua Unità
Ospedaliera, anche se tale attività viene svolta
al di fuori degli orari dell'impegno professionale
con la Struttura. Diverso è il caso se fuori
dall'Ospedale lo stesso Primario esplicasse un'altra
attività professionale non medica. Se per esempio
partecipasse ad una riunione politica, o ricevesse
un altro tipo di incarico politico, magari dello stesso
colore del Ministro in carica, o vendesse quadri dipinti
nelle ore in cui non è in Ospedale, o avesse
un rapporto di collaborazione professionale con un
giornale, o comunque un qualsiasi altro tipo di attività,
tutto potrebbe fare al di fuori del suo impegno professionale
con l'Ospedale, meno che l'unica cosa che è
veramente capace di fare: "il medico"
Un conto è l’autorizzazione
data ad un Centro Commerciale per la vendita di un
determinato prodotto, con i relativi vincoli legislativi,
diverso invece è il caso dell’apertura
di una linea di credito ai supermercati per la vendita
di tutta la vasta gamma di farmaci denominata “di
banco” senza alcun vincolo di quantità
e di qualità del prodotto o di età del
compratore.
Altro che meritocrazia! Basti pensare che un Aiuto
Ospedaliero che ha investito i propri denari per disporre
le basi di uno studio medico, in casa o fuori casa,
indispensabile per poter esercitare la propria libera
attività professionale al di fuori dall'orario
dell'Ospedale, se desidera concorrere ad un posto
di Primario deve buttare alle ortiche il proprio lavoro
ed il proprio modo di operare già organizzato
da anni. E' evidente che non avrà alcun interesse
di miglioramento di carriera, dovendo rinunciare ad
una metà della propria vita di lavoro, con
un livellamento in basso della figura del Primario.
Ma non finisce quì! Ce n'è per tutti
dall'abolizione dei tariffari agli obblighi di pagamento
su conto corrente esclusivo per l'attività
professionale .con collegamento e controllo continuo
dell'Agenzia delle Entrate che non si limiterà
più a controllare le denunce dei redditi, ma
potrà controllare il conto personale del medico,
chi lo ha pagato e quanto gli ha versato. La tecnologia
consente oggi di piazzare anche delle Web-cam sui
computer, speriamo che non si arrivi anche a questo,
così come prevedeva George Orwell nel suo famoso
"1984". E che dire dei farmacisti? Dopo
vari secoli di vita delle Farmacie in Italia, si decide
di modificare le norme sulla distribuzione dei farmaci,
ma non già con una Proposta di Legge depositata
regolarmente in Parlamento per consentire la discussione
e l'eventuali modifiche e la successiva approvazione
prima dell'entrata in vigore. Nè tanto meno
con le famose concertazioni con le Categorie, così
come tanto annunciato ai quattro venti durante le
campagne elettorali.

Si emana un Decreto e nel giro di una settimana i
Supermercati espongono sui banchi, insieme alla frutta
e verdura, insieme agli articoli di abbigliamento,
insieme al vino e all'olio di oliva, insieme ai dentifrici
e allo shampoo per i capelli, anche prodotti cosiddetti
"di banco", ma regolarmente iscritti alla
Farmacopea ufficiale come "farmaci". Pare
che negli U.S.A. nei supermercati, insieme al bicarbonato
di sodio, vendano anche l'aspirina. Ma il Governo
ha però un alibi: questi Decreti Legge emanati
d'urgenza (chissà poi quale sia stata l'urgenza?),
anche se già entrati in vigore, devono però
essere convertiti in Legge dal Parlamento entro 60
giorni, salvo reiterazioni. Ma già immaginiamo
che con il voto di fiducia, tutte queste norme verranno
blindate e diventeranno Legge definitiva entro il
2006.
Amedeo
Pavone