Freeman RM (Int Urogynecol J Pelvic
Floor Dysfunct 2006) ha recentemente pubblicato i
dati relativi ad un possibile effetto benefico della
cannabis sui disturbi urinari in pazienti con SM:
i tre gruppi a differente trattamento (estratto cannabis,
THC o placebo) hanno mostrato una riduzione significativa
del disturbo urinario: del 38% nel gruppo trattato
con estratto cannabis , del 33% nel gruppo THC e del
18% nel gruppo placebo, Brady CM (Mult Scler 2004)
ha effettuato uno studio aperto relativo al possibile
effetto della cannabis sui disturbi urinari in pazienti
affetti da SM.
Sono stati studiati 15 pazienti trattati per otto
settimane con THC:CBD e per altre otto settimane solo
con THC. La raccolta dei dati ha mostrato un significativo
miglioramento dell'urgenza minzionale, della nicturia
e del numero di episodi di incontinenza. Anche la
soggettiva percezione di dolore, spasticità
e qualità del sonno hanno mostrato un significativo
miglioramento. Recentemente Rog DJ (Neurology 2005)
ha trattato con THC: CBD 66 pazienti con SM e dolore
centrale refrattario ai trattamenti per cinque settimane
tramite uno studio randomizzato in doppio-cieco placebo-controllato
a gruppi paralleli. Il trattamento attivo è
risultato ben tollerato e ha mostrato un'effettiva
efficacia nel ridurre il dolore e i disturbi del sonno.
Alcuni studi hanno invece mostrato un effetto sul
dolore centrale neuropatico. Svendsen KB (BMJ 2004),
tramite uno studio cross-over randomizzato in doppio-cieco
placebo-controllato ha somministrato dronabinolo per
os per tre settimane e placebo per altre tre settimane,
dopo un periodo di pausa tra le due fasi di trattamento
della durata di due settimane. I 24 pazienti trattati
con farmaco attivo hanno mostrato una significativa
riduzione del 21% del dolore provato rispetto a quello
percepito all'inizio dello studio, ed un importante
sollievo soggettivo. In Letteratura vi sono pertanto
numerose pubblicazioni che suggeriscono un effetto
terapeutico della Cannabis e dei suoi derivati. Tali
dati richiamano l'attenzione sulla necessità
di studi più accurati e più estesi per
definire l'efficacia, il dosaggio, le indicazioni
terapeutiche e gli effetti indesiderati, nonché
per stabilire quali componenti dell'estratto di Cannabis
siano maggiormente efficaci e se i singoli componenti
siano più o meno attivi dell'estratto grezzo
in cui sono tutti presenti. In Italia i prof. C. Pozzilli
e M. Inghilleri stanno terminando un importante studio
sugli effetti di Satixex nella SM.
Azione analgesica nel dolore
oncologico
I cannabinoidi posseggono proprietà analgesiche,
paragonabili a quelle dei cosi detti "oppiacei
minori" ed aumentano l'efficacia della morfina
nel trattamento del dolore ed il loro impiego ha promettenti
potenzialità nella terapia del dolore oncologico,
(3,4). Nella terapia del dolore severo oncologico,
la morfina rappresenta un farmaco cardine il cui uso
prolungato determina peraltro effetti collaterali
indesiderati di una certa importanza: costipazione,
depressione respiratoria, nausea, oltre che tolleranza
e dipendenza fisica.
L'analgesia da cannabinoidi, dimostrata in modelli
animali, è duratura, con potenza simile agli
oppiodi e ben tollerata.
Infatti gli effetti collaterali indesiderati non sono,
di solito, gravi: in acuto: psicoattivi (disforia,
rallentamento del pensiero, alterazioni della percezione
spazio-tempo, vertigini, ansia e attacchi di panico),
alterazioni della funzione motoria; in cronico: compromissioni
immunologiche, dipendenza in gruppi "ad alto
rischio", neoplasie (nei fumatori di marijuana).
I cannabinoidi possono inibire il dolore agendo attraverso
i recettori CB1 o CB2-like a vari livelli: a livello
encefalico dove regolano la trasmissione sinaptica
impedendo il rilascio del neurotrasmettitore del sistema
antimocicettivo discendente a livello spinale dove
è alta la concentrazione di recettori cannabinoidi
CB1 a livello delle afferenze nocicettive. Fig
2

Inoltre l'attivazione dei recettori
CB1-like e CB2-like regola l'inizio del dolore nel
tessuto cutaneo, suggerendo possibilità che
i cannabinoidi oltre ad una azione spinale e sopraspinale
partecipano nel ridurre i segnali dolorosi a livello
del tessuto. Fig 3
