Mario
Albertini, milanese è una giovane promessa
che merita spazi nella pittura italiana contemporanea.
Mario Albertini è
una giovane promessa della pittura italiana contemporanea.
Milanese, vive in questa città la passione
forte per la pittura che si porta dentro da sempre,
con accresciuta vigoria connaturata da una sensibilità
che non gli diresti sua, e che invece è segnale
determinante.
E' fuori dagli schemi figurali, se non in quello di
spingersi verso il mito, l'inconscio, e a ben leggere
i suoi lavori, elaborati in tecnica mista come taluni
impregnati anche di brillantini, soprattutto verso
la natura che gli conforma proprio questo dato biomorfico.

Certamente l'influenza di quei padri della pittura
americana che hanno innestato una certa arte in tutta
Europa è visibile, da Pollock a Motherwell,
da Rotthko a Stamos, da Still a Newman, fino a Hofmann,
ma il giovane artista lascia pure trasparire una sua
traccia personale, un modo di vivere l'andamento fluido
dello spazio con determinazione.
Proprio di questi tempi è stato notato dalla
critica italiana e internazionale e incluso prima
nella rosa originaria dei candidati al Premio delle
Arti Premio della Cultura, edizione XIX 2007, risultando
poi fra i vincitori.La sua ricerca vive di spazi,
di colore e di luce. La spazialità trova sempre
una premessa liberatoria.
La spontaneità
delle fioriture, della spaccature, delle cancellazioni,
degli sgocciolamenti e delle aggregazioni che sembrano
improvvisate, tutto lascia recepire le scosse emotive
dell'artista, nel quale natura e psiche sono ancora
una volta la stessa cosa.
Poi il
segno, tra una dialettica conscia con linee dritte,
forme disegnate, colori forti, e linguaggio astratto;
e una dialettica inconscia di linee morbide, forme
incerte, e automatismo.In realtà a ben osservare
la forma astratta è più reale dell'astrazione
formale, sono le forme stesse della natura, sono i
cieli stellati e le costellazioni, sono cerimonie
notturne, immagini di azione e di rappresentazione.
Ma il linguaggio, o almeno questo linguaggio, poggia
su premesse liberatorie. Queste opere sembrerebbero
contenere la leggerezza del giocoliere che usa anche
i colori forti sia per vivere pienamente l'espressività,
ma soprattutto per rendere translucido il sentimento.
Ci pare che questo momento della pittura di Albertini,
sia pure iniziale, sia già destino forte del
suo cammino artistico che lo avvia verso una serie
di mostre personali e collettive, a Milano, Roma e
Firenze, dove troverà sicuri riscontri.

La spontaneità delle fioriture, della spaccature,
delle cancellazioni, degli sgocciolamenti e delle
aggregazioni che sembrano improvvisate, tutto lascia
recepire le scosse emotive dell'artista, nel quale
natura e psiche sono ancora una volta la stessa cosa.
Carlo
Franza