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Mario Albertini, la leggerezza del giocoliere
Carlo Franza

Mario Albertini, milanese è una giovane promessa che merita spazi nella pittura italiana contemporanea.

Mario Albertini è una giovane promessa della pittura italiana contemporanea. Milanese, vive in questa città la passione forte per la pittura che si porta dentro da sempre, con accresciuta vigoria connaturata da una sensibilità che non gli diresti sua, e che invece è segnale determinante.
E' fuori dagli schemi figurali, se non in quello di spingersi verso il mito, l'inconscio, e a ben leggere i suoi lavori, elaborati in tecnica mista come taluni impregnati anche di brillantini, soprattutto verso la natura che gli conforma proprio questo dato biomorfico.

 


Certamente l'influenza di quei padri della pittura americana che hanno innestato una certa arte in tutta Europa è visibile, da Pollock a Motherwell, da Rotthko a Stamos, da Still a Newman, fino a Hofmann, ma il giovane artista lascia pure trasparire una sua traccia personale, un modo di vivere l'andamento fluido dello spazio con determinazione.
Proprio di questi tempi è stato notato dalla critica italiana e internazionale e incluso prima nella rosa originaria dei candidati al Premio delle Arti Premio della Cultura, edizione XIX 2007, risultando poi fra i vincitori.La sua ricerca vive di spazi, di colore e di luce. La spazialità trova sempre una premessa liberatoria.

La spontaneità delle fioriture, della spaccature, delle cancellazioni, degli sgocciolamenti e delle aggregazioni che sembrano improvvisate, tutto lascia recepire le scosse emotive dell'artista, nel quale natura e psiche sono ancora una volta la stessa cosa.


Poi il segno, tra una dialettica conscia con linee dritte, forme disegnate, colori forti, e linguaggio astratto; e una dialettica inconscia di linee morbide, forme incerte, e automatismo.In realtà a ben osservare la forma astratta è più reale dell'astrazione formale, sono le forme stesse della natura, sono i cieli stellati e le costellazioni, sono cerimonie notturne, immagini di azione e di rappresentazione. Ma il linguaggio, o almeno questo linguaggio, poggia su premesse liberatorie. Queste opere sembrerebbero contenere la leggerezza del giocoliere che usa anche i colori forti sia per vivere pienamente l'espressività, ma soprattutto per rendere translucido il sentimento. Ci pare che questo momento della pittura di Albertini, sia pure iniziale, sia già destino forte del suo cammino artistico che lo avvia verso una serie di mostre personali e collettive, a Milano, Roma e Firenze, dove troverà sicuri riscontri.

 


La spontaneità delle fioriture, della spaccature, delle cancellazioni, degli sgocciolamenti e delle aggregazioni che sembrano improvvisate, tutto lascia recepire le scosse emotive dell'artista, nel quale natura e psiche sono ancora una volta la stessa cosa.

 

Carlo Franza

 

 

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