:: Intervista
Testamento biologico - Intervista ad Ignazio Marino
Genina Iacobone

Il testamento biologico è una dichiarazione scritta fatta da una persona, nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali, in cui si indicano i limiti che si ritengono opportuni nei trattamenti medici, nel caso in cui si trovasse impossibilitata a decidere in merito alla propria salute, per il sopraggiungere di uno stato di incapacità dovuto alla malattia e non vi sia una ragionevole speranza di recupero dell'integrità intellettiva.
Su questo argomento alla ribalta delle luci mediatiche in marzo a Roma si è svolto il Convegno Internazionale dedicato al Testamento biologico: le dichiarazioni anticipate di volontà sui trattamenti sanitari.
Un percorso di studio, riflessione, dibattito e confronto, promosso dalla Commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama.
La prima giornata dei lavori 29 marzo è stata moderata dal presidente della Commissione Igiene e Sanità Ignazio R. Marino.
La razionalità umana si scontra da sempre con il mistero della morte e si accosta con sofferenza all'idea di dover subire passivamente l'evento conclusivo della vita, irrimediabilmente ed inequivocabilmente sottratto alla volontà personale. L'idea di poter gestire, sia pure parzialmente, il momento della morte, sebbene tranquillizzante perché contribuisce ad esorcizzare la paura di una fine ineluttabile, pone l'uomo di fronte ad innumerevoli ed angosciosi interrogativi ai quali è doveroso dare una risposta certa, quantomeno da un punto di vista meramente giuridico.

L.M. Caro Professore è un piacere risentirLa da senatore e avere l'occasione di dialogare con Lei su temi tanto coinvolgenti e vorrei identificare con Lei le ragioni più obiettive che ha raccolto in favore al testamento biologico e le maggiori obiezioni per fare con Lei un punto della situazione sereno e qualificato.Come mai i progetti di legge non hanno preso in considerazione il Documento redatto dal Comitato Nazionale di Bioetica sulle direttive anticipate?
I.M. Conosco molto bene il documento sulle "Dichiarazioni anticipate di trattamento" che, nel 2003, è stato approvato dal Comitato Nazionale di Bioetica (CNB). Quel testo è stato preso in considerazione dalla Commissione Sanità del Senato come punto di partenza per iniziare un percorso di dialogo e confronto che è maturato in questi mesi. Addirittura, alcuni dei disegni di legge attualmente all'esame della Commissione ne riflettono quasi integralmente i principi, in particolare il disegno di legge n. 773. Personalmente trovo che nel documento redatto dal CNB vi siano alcuni aspetti validi e molto utili, e che sono stati di grande aiuto nell'individuare i punti cardine di una futura legge sul testamento biologico.

L.M. Convenga con me che ci sono dei punti ancora tutti da discutere
I.M. E' vero: vi sono altri aspetti che non condivido pienamente. Non concordo, infatti, con l'idea che spetti al medico l'ultima parola in merito alle terapie che vanno somministrate ad un paziente nelle fasi terminali della sua vita, quando esiste un testamento biologico. Che senso ha scrivere un documento in cui indichiamo le nostre volontà se poi, alla fine, è comunque il medico a decidere per noi? E poi, mi chiedo, quale medico vorrebbe questa responsabilità? Le parlo da chirurgo dei trapianti che diverse volte si è dovuto confrontare anche con situazioni di fine vita.
Se arriva un momento in cui, secondo le nostre conoscenze scientifiche, non vi è più nulla che si possa fare ed il paziente viene mantenuto in vita da macchine e farmaci divenuti ormai sproporzionati, se da un lato la ragione ci indica di accettare la situazione, dall'altro l'esistenza di indicazioni lasciate dallo stesso paziente aiutano medici e familiari a prendere la decisione più giusta nell'interesse del malato. Non è mai facile arrendersi e accettare la fine della vita. Un buon medico soffre molto in quel momento e preferisce non decidere da solo.
L.M. Non è necessaria per Lei una qualche di preparazione culturale e psicologica di base per poter stendere una dichiarazione anticipata di volontà sui trattamenti sanitari da attuare in caso venga a mancare la lucidità e la volontà a causa della malattia ?
I.M. È assolutamente auspicabile che nel momento in cui una persona nel pieno delle sue facoltà decide di sottoscrivere il proprio testamento biologico si confronti e chieda consiglio al proprio medico di fiducia o comunque ad un esperto.

L.M. Che cosa si vuol garantire in realtà con il testamento biologico?
I.M. Non dobbiamo dimenticare, però, che quello che si vuole garantire con il testamento biologico, è l'applicazione del consenso informato anche per quei pazienti che, a causa di una grave malattia o un incidente, hanno perso la capacità di intendere e di volere e non possono più esprimersi su quali cure accettare e quali no. L'essenza stessa di questo principio risiede proprio nell'essere a conoscenza delle terapie e delle eventuali conseguenze che esse comportano, e di avere poi la libertà di poter dare l'assenso o meno, in piena autonomia e libertà. Oggi, se non vi è il consenso informato da parte del paziente, non si può procedere a nessun intervento diagnostico, medico o chirurgico, e questo diritto deve essere garantito anche a chi non può esprimere il proprio volere. Si tratta di un diritto inalienabile, tra l'altro indicato anche dalla Costituzione.

L.M. Che cosa si aspetta in realtà il paziente che non può decidere autonomamente dalle Dichiarazioni Anticipate?
I.M.Sicuramente quello che ci si aspetta è che grazie a questo importante documento vengano garantiti e tutelati i diritti del malato anche quando non è più in grado di decidere autonomamente. Il punto cruciale è proprio quello del rispetto delle volontà del paziente e della dignità della persona. Sottoscrivendo il mio testamento biologico io avrò la sicurezza che, nel momento ultimo della mia esistenza, verranno attesi i miei desideri e le mie indicazioni circa le terapie e le cure che, nel pieno possesso delle mie facoltà, ho reputato accettabili e dignitose per me stesso se un giorno non fossi più in grado di esprimermi. Questo, ad esempio, a causa di una malattia terminale o di un grave incidente. Credo, infatti, che nessuno, arrivato alla fine della propria vita, vorrebbe che qualcun altro decidesse al posto suo.

L.M. Come nel concreto sarà possibile gestire i dati di tutti i pazienti per rendere attuabili le Dichiarazioni Anticipate?
I.M. Penso che a questo proposito si possano identificare due percorsi possibili. Ipotizzare, ad esempio, un grande database nazionale in cui inserire tutte le dichiarazioni anticipate di volontà di coloro che decidono di sottoscriverle.Un registro elettronico che le strutture sanitarie potrebbero consultare in caso di necessità, per potersi poi regolare nei confronti del paziente non più capace di intendere e di volere. Oppure seguire l'esempio degli Stati Uniti dove, invece, il testamento biologico viene sottoscritto dal cittadino e, in alcuni stati, viene autenticato di fronte ad un legale. Lo si conserva a casa, ed è premura del paziente fare in modo che pervenga ai medici nel momento del bisogno. Inoltre, negli USA, ogni volta che ci si ricovera in ospedale, viene richiesto al paziente se si possiede un testamento biologico e, in caso contrario, gli si offre la possibilità di sottoscriverlo.

L.M. Un'ultima considerazione Professore che tiene conto dell'animo umano non sempre improntato a sentimenti nobili di pietà e di misericordia, ma si muove al contrario per fini opportunistici e strumentali ben lontani da logiche etiche e religiose. Allora l'abbandono terapeutico del paziente in balia di parenti che il detto vuole "serpenti" non è un rischio grave per chi non è più in grado di "tutelarsi" reso inerme e indifeso dalla malattia e dal dolore?
I.M.Grazie al testamento biologico non ci potrà più essere il rischio del cosiddetto "abbandono terapeutico", perché il medico sarà obbligato a mettere in pratica le volontà che il paziente ha lasciato. Il che è tanto valido per chi desidera che vengano applicate tutte le risorse di cui la tecnologia dispone per essere mantenuto in vita anche attraverso l'uso dei mezzi artificiali, quanto per chi, invece, preferisce accettare la fine naturale della vita senza ricorrere a tutta la tecnologia disponibile Come ripete sempre il prof. Thomas Starzl, il pioniere del trapianto di fegato con cui ho lavorato per oltre 15 anni, l'esistenza di una tecnologia non è motivo sufficiente per rendere il suo utilizzo obbligatorio. Inoltre, la legge che auspico, permetterà ad ognuno di designare un fiduciario. Una persona legata a chi sottoscrive il testamento biologico da un rapporto affettivo e continuativo nel tempo - non necessariamente un familiare - con il quale ha condiviso momenti, pensieri e idee e che quindi è in grado di capire se in quella determinata circostanza egli avrebbe voluto essere sottoposto ad ulteriori terapie oppure no. Questa importante figura garantirà al paziente una tutela in più, oltre a quella data dal testamento biologico. Ed in questo modo, grazie all'applicazione delle dichiarazioni anticipate e all'interpretazione del fiduciario di queste ultime, che ogni paziente avrà garantito quel diritto all'autodeterminazione delle cure che tutti noi riconosciamo come fondamentale.

L.M. Ovviamente, Professore, per chi ha la fede cattolica la vita è un bene indisponibile che appartiene a Dio anche scientificamente anche se tutti i mezzi tecnici affermano il contrario. A mio avviso non sappiamo ancora che cosa avverte il paziente in coma , ci sono domande alle quali nessuno può ancora dare risposte certe. Grazie Professore per questa conversazione anche se il tema così importante non può essere considerato ancora esaustivo.


Genina Iacobone

 

 

 

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