Mamiano
di Traversetolo, in provincia di Parma, ospiterà
fino al 15 luglio 2007 la prima mostra italiana su
Sironi perchè è proprio nel periodo
metafisico che si trovano alcuni dei suoi capolavori
e una splendida serie di disegni.
Mostra superba,storica,
che prosegue l'indagine sui settori specifici della
produzione dell'artista, quella dedicata a Mario Sironi(1885-
1961)con il titolo di "Sironi Metafisico"
che si tiene alla Fondazione Magnani Rocca a Mamiano
di Traversetolo in provincia di Parma.

Ancor più interessante pare la scelta dell'autore
e del suo segmento artistico che campiona la mostra,
inseriti in uno spazio dove la bellezza sospesa ed
evocativa, per l'appunto metafisica, della Villa Museo
e del meraviglioso parco romantico, rende così
la Fondazione luogo ideale a una esposizione così
accattivante. Sta di fatto che la mostra voluta da
Andrea Sironi,nipote dell'artista, è interessante
perché va a indagare un lato nuovo, oggi finalmente
messo in luce di un Sironi che è stato artista
fra i più eccelsi del Novecento italiano ed
europeo. Artista da qualche tempo appieno rivalutato,
ma che per anni ha subito l'ostracismo del mondo artistico
e della critica "engagé", sol perché
devoto al fascismo, aderente alla Repubblica di Salò,
e finanche condannato a morte dal CLN ,anche se salvato
in extremis grazie all'intervento di Gianni Rodari.
Per tutto ciò e per il crollo dei suoi ideali
civili e politici attraversò un periodo di
disperata amarezza tra il '45 e il '48,cui si aggiungerà
lo strazio per la perdita della figlia Rossana,morta
suicida nel '48. E veniamo alla mostra,veicolo forte,
che mette in luce un Sironi ancora poco studiato,
il Sironi "metafisico",anche se tale connotazione
ci pare un pò troppo forzata, ma certamente
dei dati che rammentano quella convergenza spirituale
si possono trovare al di là del primo Sironi
che è stato futurista e che pure nel firmare
il "manifesto contro tutti i ritorni" aveva
denigrato la metafisica, forse perché risentito
della pittura del suo collega Carrà.

Fu un dato questo della "metafisica" non
certamente cercato, forse nell'aria, carpito però
anche in seguito al famoso ritorno all'ordine che
ci fu negli anni Venti del Novecento. Tant'è
che su "Valori Plastici" troviamo solo una
recensione di Broglio a una sua mostra. E se metafisica
vuol dire convergenza spirituale, per Sironi il dato
vale a dar peso al "dentro" della pittura
più che al fuori, a quel profondo senso delle
cose, a quella realtà misteriosa dei suoi paesaggi
e delle sue figure manichino,a quel dato interrogativo
di attesa che realtà, anzi richiamo alla realtà,
e soprattutto luce mettono in evidenza. C'è
nella sua pittura, nelle sue periferie, certamente
un richiamo alla realtà, ma soprattutto vi
si legge una sorta di intuizione,illuminazione, un
ordine superiore che sfugge, un'attesa e un respiro
come di resta ad aspettare l'evento. Certamente De
Chirico rimane lo spirito metafisico per eccellenza,con
il fratello Andrea noto come Alberto Savinio. Carrà
ad esempio vive la metafisica con minore attenzione
intima e più ordine formale.

E
Morandi poeta del quotidiano, trova una dimensione
metafisica dimessa e sublime, fragile ed eterna, come
avvolta in un silenzio e in una solitudine. Lo stesso
De Pisis si affida a sue forme e figure libere, aeree,quasi
impalpabili. Torniamo a Sironi giacchè in lui
è alto il senso della costruzione, frutto di
una intelligenza non comune. Del 1920 sono le sue
periferie industriali e i paesaggi urbani, un pò
quel nucleo fondante della sua poetica che sarà
il punto forte del regime fascista e che lo imporrà
come l'artista più italiano del novecento.
In queste scelte poetiche ci sono i luoghi, i tagli
scenografici, le triangolazioni di terra, cielo e
realtà ma soprattutto sono le atmosfere a parlare.
Un dipinto come " L'Atelier delle Meraviglie",
oggi anella Pinacoteca di Brera a Milano, svela non
solo la meccanicità e la modernità dell'epoca
nuova che sale dal novecento, ma il dinamismo della
città industriale, il tutto poi sospeso in
quest'aria immota come di sospensione dalla realtà,
quasi fosse l'atelier una versione delle camere incantate.

"La
Lampada", ad esempio, appartiene alla fase più
propriamente metafisica, con non solo un manichino
da sartoria che evoca una perfetta iconografia metafisica,
e si fa presenza inquietante, ma lo stesso interno
con la lampadina un pò idolo della vita moderna,
ha persino la luce spenta, documentata da colori preziosi
e segreti. I manichini sironiani spesso hanno spesso
una loro concretezza drammatica, basti pensare a quello
che si affianca a "Il Cavallo bianco"(Venezia,
Collezione Peggy Guggenheim) o lo stesso capolavoro
che è "la Venere dei Porti" (Milano,
Civiche Raccolte d'Arte, collezione Boschi) in cui
una grandiosa dea manichino è velata da una
gravida pittura a tempera. E ancora "La Ballerina"
soggetto di tradizione futurista che si trasforma
in un manichino, in un automa meccanico, e soggetto
per eccellenza della metafisica in genere. Paesaggi
urbani e figure classiche saranno il motivo trainante
della sua poetica, visti gli appunti su carta,materiale
che la "macinava", nel senso che ne faceva
grande uso. Il soffio della pittura metafisica percepibile
anche nelle prime grandi opere monumentali a destinazione
pubblica che ci saranno negli anni Trenta, si affievolirà
sul finire del decennio e con la guerra il tramonto
di queste grandi imprese pubbliche e il ritorno in
sordina a una nuova "fase metafisica", meno
totale, per via del crollo degli ideali sopravvenuto.
Carlo
Franza