E' di questi giorni la notizia della
morte in una scuola medio-superiore della provincia
di Milano di uno studente di solo quindici anni di
età..
Certamente è una notizia che
fa scalpore. Ma quanti si saranno chiesti cosa c'è
dietro questo drammatico fatto di cronaca? Quali sono
le responsabilità dello Stato nel non vigilare
sulla diffusione delle droghe? Quali quelle delle
Regioni nel non predisporre una valida prevenzione
dall'assunzione di droghe, soprattutto nei giovani?
Quali quelle delle ASL nell'abbandonare al loro destino
quei giovani che per praticare una corretta strategia
terapeutica di disassuefazione si rivolgono alle strutture
sanitarie le quali senza entrare nello specifico di
una conoscenza e di una assistenza sociale e psicologica
del soggetto, si limitano invece ad erogare quotidianamente
la dose di metadone?
Quali le responsabilità di una scuola pubblica,
ma anche privata, che pur conoscendo la diffusione
delle droghe all'interno dei propri Istituti, si limita
a girare la testa dall'altra parte?
Quali le responsabilità di una famiglia che
non c'è, soprattutto all'esterno delle mura
domestiche? E' evidente ormai che il fenomeno ha raggiunto
dimensioni incontrollabili.
Ma il problema più grande e che assilla tutte
le persone di buon senso è quello dei giovani.
In tutte le dittature che si sono imposte nel secolo
scorso, il primo obbiettivo che si proponevano i vari
dittatori era quello di inquadrare i giovani, ossia
coloro che una volta cucita sulla propria pelle la
camicia nera, rossa o bruna, l'avrebbero poi tenuta
incollata alla loro pelle per tutta la loro vita.
Quando si riesce ad entrare nella mente delle masse
giovanili, queste poi garantiscono la continuità
del consenso con il trascorrere degli anni.

Lo stesso metodo usano le grandi centrali della criminalità
che presiedono la produzione, il traffico e la distribuzione
di questa recente piaga del genere umano.
La scuola diventa l'obbiettivo primario dello spaccio.
E tutti lo sanno. Il Ministro della "Salute"
che in un primo momento ha addirittura sponsorizzato
un abbassamento del livello di guardia sulla detenzione
delle droghe, oggi ha ritenuto giusto far entrare
i NAS anche all'interno delle scuole. Naturalmente
si sono levati alti lai contro la possibilità
che carabinieri dei NAS abilitati a controllare persone
all'interno di Aeroporti, Stazioni, Ospedali, Stadi,
possano avere accesso in una struttura pubblica che
non gode di alcuna extraterritorialità ma anzi
fa parte dello stesso Stato.
Oggi purtroppo l'uso di droghe e la
conseguente dipendenza è diventata una pandemia
che raggiunge interi Continenti e non ci sarebbero
neppure abbastanza Ospedali in grado di ricoverarli.
Secondo una rilevazione del giornale Indipendent solo
nel 2006 ben 22 mila persone sono finite in Ospedale
in Inghilterra per problemi di dipendenza da quella
che viene considerata una droga minore: la cannabis;
la metà erano ragazzi sotto i 18 anni.
In nome di una autonomia gestionale e di una libertà
di insegnamento si pretende una sorta di impunità
all'interno delle mura della scuola. Mentre scrivo
queste righe a Torino in seguito ad un blitz dei Carabinieri
sono stati arrestati due giovani che spacciavano all'interno
di una scuola suscitando le proteste da parte del
Preside che tra l'altro non è stato neanche
incriminato di correità. Purtroppo la patologia
legata all'uso di sostanze stupefacenti è ben
noto ai clinici che operano tutti i giorni in mezzo
ai malati. Ma quando un genitore disperato si rivolge
ad un medico chiedendo aiuto ne riceve solo una grande
comprensione ma nessuna precisa indicazione della
possibile strada da percorrere per affrontare in termini
clinici questa che è una vera e propria patologia,
Negli anni cinquanta quando un soggetto doveva essere
curato seriamente per una disassuefazione alle sostanze
stupefacenti, l'unica strada percorribile passava
attraverso un ricovero in Istituto psichiatrico.
Poi arrivò la Legge 180, gli Istituti Psichiatrici
vennero aboliti ed insieme ai malati mentali vennero
mandati a casa anche quei soggetti la cui forma di
patologia mentale era quella della dipendenza da sostanze
stupefacenti.

Oggi purtroppo l'uso di droghe e la conseguente dipendenza
è diventata una pandemia che raggiunge interi
Continenti e non ci sarebbero neppure abbastanza Ospedali
in grado di ricoverarli. Secondo una rilevazione del
giornale Indipendent solo nel 2006 ben 22 mila persone
sono finite in Ospedale in Inghilterra per problemi
di dipendenza da quella che viene considerata una
droga minore: la cannabis; la metà erano ragazzi
sotto i 18 anni. Peraltro la concentrazione di tetracannabinolo
nei prodotti a base di cannabis è notevolmente
aumentata passando dal 2 al 20 per cento, facendo
diventare altamente pericolosa quella che fino a ieri
era considerata una droga leggera. Quella che viene
considerata poco più di una sigaretta può
creare alla lunga gravi danni al cervello e comunque
nell'immediato pericolosissimi stati di alterazione
della coscienza, che possono essere alla base di incidenti
anche mortali e far comprendere tanti casi di cieca
violenza cui assistiamo quotidianamente.
Per tentare di risolvere il problema gli unici posti
dove si riescono ad ottenere risultati sono le Comunità
di Recupero nate quasi sempre sull'onda del volontariato,
ma anche queste insufficienti a curare questa piaga
che molti, soprattutto giovani, percepiscono quasi
come una evasione all'ordinario tran tran della vita
per buttarsi in una spirale senza via di uscita che
quasi sempre inizia con la ricerca di nuove emozioni.
L'età dell'inizio del consumo diventa sempre
più bassa con un atteggiamento di autoesaltazione
vincolato all'elemento rischio attorno al quale organizzare
la propria vita. La diffusione di sempre nuove droghe
sintetiche unite anche a sostanze oppiacee ha portato
alla assunzione plurima senza dipendenza da una sola
sostanza principale. Ma alla base della assunzione
resta sempre una pulsione autodistruttiva dinnazi
alla incapacità di affrontare i propri problemi
della vita. Cosa fare? Famiglia, Scuola, ASL, Regioni,
Stato devono mobilitarsi per far capire a tutti, consumatori
e non, i gravissimi rischi cui si va incontro con
l'uso della droga senza distinzione tra leggere e
pesanti.
Dinnanzi a quello che tocchiamo con le nostre mani
e vediamo con i nostri occhi, non possiamo lasciare
ad altri il compito di fare qualcosa. Dobbiamo muoverci
tutti per far sì che sul piano culturale passino
solo messaggi chiari sui danni che questa assunzione
di sostanze provocano e contrastare nella maniera
più energica ogni messaggio che cerca di convincerci
che fumare cannabis sia meraviglioso e che comunque
stiamo parlando di una sostanza innocua. Tutto è
innocuo, anche la digitale e l'insulina, ma di digitale
e di insulina si può anche morire.
Amedeo Pavone