:: Medicina

Andropausa: studio pilota epidemilogico di sensibilità
sull'andropausa su 150 pazienti

Giuseppe Fabrizio Menchini Fabris
 
Premesse
La popolazione nei paesi industrializzati sta invecchiando con un ritmo estremamente rapido. Le Nazioni Unite hanno sancito questo fenomeno definendo il 1999 come "l'anno dell'anziano". Lo stesso termine di "anziano" probabilmente è inadeguato per descrivere ampi gruppi di popolazione che includono soggetti con differenze di quaranta e più anni. Attualmente in Italia il numero di over 65 è stimato essere di 14 milioni di soggetti . Gli studi prospettici indicano che le condizioni patologiche correlate all'età sono destinate ad un drammatico incremento nella prima metà del terzo millennio.

L’ andropausa configura talvolta una "sindrome da interessamento multiorganico
Tutte le funzioni fisiologiche subiscono un graduale declino col passare del tempo. Nell'uomo si può riscontrare una diminuita sintesi proteica, un decremento della risposta immunitaria, un incremento della massa grassa, ed una perdita della forza muscolare ed una riduzione della densità ossea in analogia a quanto avviene nel sesso femminile . Contemporaneamente si verifica un declino della attività di molti sistemi ormonali come avviene, in particolare per l'uomo per i livelli plasmatici di testosterone. Una diminuzione dei livelli di testosterone plasmatici si osserva infatti nel 7 % degli uomini fra i 40 ed i 60 anni. Questa percentuale sale poi al 20 % nei soggetti fra i 60 e gli 80 anni e al 35 % negli uomini di età superiore agli 80 anni. Indicativamente dopo i 50 anni, il testosterone nel maschio si riduce dell'1 % ogni anno. Con il termine andropausa non si indica un evento analogo alla brusca interruzione dei fenomeni riproduttivi quale ha luogo nel sesso femminile, ma un processo che si instaura più lentamente con declino e variazione dell'attività gonadica e sessuale ma anche di altri apparati, tanto che l'andropausa configura talvolta una "sindrome da interessamento multiorganico". In termini clinici rispetto alla menopausa l'ipogonadismo tardivo presenta caratteristiche proprie, ovvero comporta una parziale e non totale deficienza di produzione di ormoni, insorge lentamente e gli effetti sugli individui sono molto variabili. Tuttavia, il calo del testosterone, al pari del calo degli estrogeni nella donna, comporta un aumento della massa grassa ed una riduzione di quella muscolare, una riduzione della densità minerale e dell'apparato scheletrico, con conseguente osteoporosi e osteopenia. Per osteoporosi si intende una osteopatia, caratterizzata dalla diminuzione quantitativa della massa ossea per unità di volume. Secondo l'OMS si ha osteoporosi quando l'osso presenta una densità ossea inferiore di 2.5 deviazioni standard, rispetto a quella del giovane normale alle indagini densitometriche. L'osteoporosi consiste nella riduzione globale della massa ossea, sia della componente minerale che di quella del collagene, con un rapporto minerale/collagene conservato. L'osteoporosi maschile, come quella femminile, è classicamente divisa in primaria e secondaria. L'osteoporosi primaria è quella che riconosce cause ossee, all'eziopatogenesi della secondaria sottendono invece cause extra ossee; la primaria si distingue in tipo I e tipo II. Il tipo I, che corrisponde, come classificazione, alla post-menopausale del sesso femminile è sostenuto dal deficit degli androgeni ed insorge solitamente tra i 55 e i 75 (quindi insorgenza simile nei due sessi dal punto di vista cronologico); il tipo II (senile) è associato ai processi di invecchiamento e caratterizzato da una parziale resistenza renale all'azione del PTH , con conseguente ridotta sintesi di 1,25(OH)2D e minore assorbimento intestinale di calcio, che insorge nel maschio dopo gli 80 anni. L'osteoporosi secondaria è quella dovuta a cause non ossee e si manifesta in conseguenza di malattie endocrine, assunzione di farmaci o tossici, immobilizzazione, malnutrizione, malattie sistemiche come l'insufficienza renale. Nell'osteoporosi si verifica generalmente un difetto della differenzi azione osteoblastica tale per cui si ha un eccesso di osteoclasti rispetto agli osteoblasti. È stato dimostrato che la diminuzione dell'attività proliferativa osteoblastica potrebbe essere responsabile della ridotta formazione del tessuto osseo nell'uomo con osteoporosi. Nel maschio adulto sembra essere conservato il numero e la funzione degli osteoclasti a cui si associa un declino età-dipendente del numero e della funzione degli osteoblasti. La relazione tra testosterone endogeno e stato del tessuto osseo è ancora poco chiara. La carenza di androgeni probabilmente gioca un ruolo importante in molti casi di osteoporosi maschile. In caso di ipogonadismo, infatti, si è visto che circa il 20 % degli uomini è portatore di fratture vertebrali e più del 50 % di fratture dell'anca. Gli androgeni agiscono direttamente sulle cellule osteoblastiche, sia stimolando la formazione di recettori specifici per il testosterone,sia promovendo la conversione di quest' ultimo in estrogeni tramite l'induzione del citocromo P 450 con successiva produzione di aromatasi. L'attività aromatasica è presente in vitro nelle culture di osteoblasti ed è dimostrata che è in grado di indurre la trasformazione del testosterone in estrogeni. L'importanza dell'aromatasi è sottolineata dagli insuccessi terapeutici della somministrazione di steroidi anabolizzanti non aromatizzabili, come il nandrolone, in uomini con osteoporosi e dalla descrizione di polimorfismi a carico del gene del citocromo P450 e del gene dell'aromatasi in pazienti con ridotta massa ossea. Studi recenti dimostrano con chiare evidenze statistiche che l'omeostasi scheletrica è dipendente non tanto dal gene del recettore degli estrogeni,comunque espresso sull'osteoblasta, ma da quello dell'aromatasi. Gli androgeni stimolano, inoltre, la produzione di citochine e fattori di crescita. Fra questi il TGF-B, potente mitogeno per gli osteoblasti ed inibitore dell'attività e del reclutamento degli osteoclasti. Infine il testosterone inibisce la produzione di IL-6, promotore della osteoclastogenesi 23-24-25. Per la diagnosi e il monitoraggio di questa osteopatia abbiamo concentrato gli studi solo sull' utilizzo di alcune apparecchiature e marcatori biochimici

Assorbimetria o densitometria a raggi X a doppia energia:
questa procedura si basa sull' impiego di un fascio di raggi X a doppia energia emessi da un tubo catodico.
La macchina è predisposta per l'impiego di specifici algoritmi in grado di analizzare, per ciascuna linea di scansione, l'attenuazione della radiazione da parte del tessuto osseo rispetto a quello molle.
Le sedi elettive sono:
-rachide
-femore
-radio
La densitometria a raggi X a doppia energia è caratterizzata da un elevato grado di risoluzione,con notevole qualità delle immagini ottenute. Ciò consente di ottenere elevata sensibilità e specificità. L'esposizione a dosi di radiazioni ionizzanti è relativamente ridotta (5-7 rem).

 

Ultrasonografia quantitativa (QUS):
Le caratteristiche di dispersione (trasmissione) e le variazioni di velocità ultrasonografiche sono sempre più utilizzate per descrivere le proprietà dell'osso a livello del calcagno, delle falangi e della tibia. Nell'ultrasonografia il paziente non viene esposto a radiazioni ionizzanti. È meno costosa della tecnologia radiografica e le apparecchiature possono essere trasportate. I parametri QUS sono influenzati, oltre che dalla densità, dalla struttura ossea e quindi, in relazione al rapido sviluppo tecnologico delle apparecchiature ultrasonografiche, è ipotizzabile la diagnosi dell'osteoporosi sulla base dei soli reperti della QUS, con possibilità di discriminare tra i difetti dell'architettura ed i deficit della densità ossea. Fosfatasi alcalina ossea (v.n. 2-5 mg): La fosfatasi alcalina ossea è largamente utilizzata come marker della formazione ossea. E' prodotta dagli osteoblasti e può essere usata come un indice della loro attività di neoformazione ossea. Determinerebbe la lisi del pirofosfato, inibitore fisiologico dell'ossificazione. La mancata attività osteoblastica e la relativa diminuita concentrazione di fosfatasi alcalina, individua l'osteoporosi a basso turnover.

N-telopeptide (NTX) (v.n. 5,4 - 24,2 nM/L)
Oligopeptide coinvolto nella formazione delle catene primarie del collagene con lo scopo di stabilizzarne la struttura. Il collagene di tipo I possiede due siti che formano cross-link: uno nella regione amino-terminale l'altro nella regione carbossi-terminale della molecola. Sono stati prodotti anticorpi contro entrambi questi telopeptidi e sono state approntate immuno-determinazioni. Come frammento di degradazione della matrice proteica viene liberato nei fluidi interstiziali dalla attività osteoclastica, di cui è un indice sensibile e specifico. La marcata attività osteoclastica individua l'osteoporosi ad alto turnover. La fosfatasi alcalina ossea e il telopeptide N terminale possono essere utilizzati come parametri di monitoraggio della massa ossea. Penalizzati durante l'invecchiamento anche l'apparato scheletrico e muscolare. L'osteoporosi del maschio configura un quadro clinico emergente sia per la maggior accuratezza diagnostica che per l'aumento della vita media. Studi epidemiologici segnalano che più di un terzo delle fratture di femore interessano il sesso maschile. Gli androgeni in concentrazioni fisiologiche stimolano tramite specifici recettori l'attività osteoblastica ed i processi di deposizione e neoformazione ossea; la diminuzione del testosterone incide rapidamente sulla funzionalità scheletrica. La frattura da osteoporosi- che aumenta come incidenza fino al 14% nei cinquantenni- è causa di morbilità e di aumento della mortalità. Diminuita risulta anche la massa muscolare; il testosterone, infatti, aumenta la sintesi di proteine muscolari e l'induzione di specifici fattori di crescita. Spesso i Pazienti in andropausa esperimentano una diminuita forza muscolare in particolare a carico delle estremità superiori, dei muscoli interfalangei e metacarpali. Da quanto detto si evince l'importanza di una "politica" di prevenzione che permetta, quando necessari, un rapido iter diagnostico e terapeutico. E' necessario tuttavia sottolineare che le modificazioni che si verificano con il passare degli anni, prima fra tutte, appunto, il calo del testosterone, pur riconoscendo momenti comuni a tutta la popolazione maschile, sono influenzate da aspetti genetici e socio-ambientali e quindi sono variabili da soggetto a soggetto. La risposta sessuale presenta delle modificazioni con una dilatazione nel tempo ed un progressivo allungamento delle sue componenti (eccitazione, plateau, orgasmo, risoluzione e periodo refrattario). Il rallentamento della risposta sessuale, nell'uomo, determina la necessità di un tempo maggiore per ottenere l'erezione con la possibilità di mantenere un plateau dell'erezione più prolungato). La fase orgasmica è nella maggior parte dei casi invariata, mentre la fase di risoluzione si caratterizza per la rapidità della detumescenza dopo l'eiaculazione e per l'aumento del periodo refrattario.


 

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