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Polonio: arma letale anche nel fumo di tabacco

Vincenzo Zagà
Riassunto
Il Polonio 210 (Po-210), con emivita di circa 138,38 giorni, è uno dei più potenti cancerogeni fra quelli presenti nel fumo di tabacco. Vari studi indicano, come fonte principale di Po-210, il fertilizzante utilizzato in tabacchicoltura, rappresentato dai polifosfati ricchi di radio (Ra-226) da cui emana il radon (Rn-222) che in aria decade a piombo-210 (Pb-210) e in parte a Po-210. Tramite i tricomi il Pb-210 viene concentrato nella foglia di tabacco dove si trasforma in Po-210 che, alla temperatura di combustione della sigaretta (800°-900°C), passa allo stato gassoso, principalmente adsorbito sulle micro particelle liberate dalla combustione. Il fumo, così diventato radioattivo, nella sua componente gassosa e corpuscolata, arriva a livello dell'apparato broncopolmonare, in particolare sugli speroni. In questa sede in maniera sia singola che sinergica con gli altri cancerogeni, esplicherà, col tempo e specie in pazienti con clearance muco-ciliare molto compromessa, il suo potere cancerogeno. Vari studi confermano che il rischio biologico del Po-210 in un fumatore di 20 sigarette/die per un anno è pari a quello di 300 radiografie del torace, con una capacità oncogenica autonoma di 4 tumori polmonari su 10.000 fumatori. Durante la combustione parte del Po-210 si disperde nell'ambiente circostante e così lo si ritrova anche nel fumo passivo.

 

 

Introduzione
Che il fumo di tabacco faccia male alla salute è un fatto già documentato fin dagli anni '50.1 Ciononostante ci sono ancora nel mondo 1,2 miliardi di fumatori, con una epidemia da tabacco, come la chiama l'OMS, di 4,2 milioni di decessi per patologie fumo-correlate. Un trend che se continuerà a persistere porterà ad una ecatombe da fumo di 10 milioni di morti nel 2030.2 Le patologie fumo correlate sono rappresentate soprattutto da cancro del polmone, esofago e pancreas, patologie cardiovascolari, BPCO, polmoniti, morti improvvise in culla, prematuranze e morti da incendio da fumo di tabacco.3 Il cancro del polmone, da solo, uccide più di 1 milione di persone nel mondo4 e il fumo di tabacco è la maggior causa di tumore polmonare.5
Ciononostante 1,200 miliardi persone nel mondo, 47 milioni di statunitensi (25%)6, e 12,2 milioni di italiani (24,3%) continuano a fumare.7,8
Se è vero che i meccanismi carcinogenetici del fumo di tabacco non sono ancora totalmente ben conosciuti9 è altrettanto vero che pochi fumatori e non fumatori sanno cosa, rispettivamente, aspirano e respirano. Il fumo di tabacco è una miscela composta da una fase corpuscolata (5%) e una fase gassosa (95%). Il catrame costituisce la fase corpuscolata totale senza acqua o nicotina. Vi sono 0,3-3,3 miliardi di particelle per ml di fumo di sigaretta e oltre 4.000 costituenti,10 compresi 55 cancerogeni noti, con "sufficient evidence for carcinogenicity"secondo l'International Agency for Research on Cancer (IARC).11
Forse non tutti sanno che fra i cancerogeni organo specifici presenti nel fumo di tabacco, oltre ai già noti Idrocarburi Aromatici Policiclici, all' 4-(methylnitrosamino)-1-(3-pyridyl)-1-butanone (NNK), 2-naftilammina, 4-amminobifenile, arsenico e cromo, ce n'è uno che pochi conoscono e che suo malgrado ha avuto recentemente l'onore delle cronache con la spy story Litvinenko: il Polonio 210 (Po-210). In effetti fino a pochi mesi fa, il Polonio era un elemento sconosciuto ai più. Probabilmente qualcuno lo pensava solo un personaggio dell'Amleto di Shakespeare. E quell'elemento sconosciuto ai più, scoperto nel 1898 da Marie e Pierre Curie e battezzato Polonio in omaggio alla terra natale della signora Curie-Sklodowska, è divenuto oggetto di curiosità massmediatica e medico-scientifica. Per la scoperta di radio e polonio Madame Curie vinse il Nobel per la Chimica nel 1911.

 

 

Chimica
Il Polonio 210, chiamato anche "radio F", fu scoperto dai coniugi Curie mentre questi cercavano la fonte della radioattività della pechblenda detta, in senso lato, anche uraninite, i cui campioni continuavano a manifestare radioattività anche dopo essere stati depurati dal radio e dall'uranio che essi contenevano.12 Per avere un'idea delle dimensioni del lavoro che essi compirono alla fine del 1800 per estrarre e caratterizzare questo nuovo elemento, basti pensare che per ottenere circa 0,1 mg di Polonio occorre una tonnellata di uraninite o pechblenda. Lo si ritrova in natura nelle rocce contenenti pechblenda. Il Polonio, in condizioni standard, è un metallo radioattivo di colore argento. Esso è presente in natura nella pechblenda, ma in maniera così diluita che non è conveniente tentarne l'estrazione per cui l'isotopo più stabile, il Po-210, che ha una emivita di 138,38 giorni, viene prodotto in laboratorio per bombardamento neutronico di Bi-209. Importanti giacimenti di pechblenda si trovano in Canada, USA, Rep. Dem. del Congo (ex Zaire), Rep. Sudafricana. Il Polonio è presente nella tavola periodica di Mendeleev con numero atomico 84 e peso molecolare 210. Di Polonio - esistono 25 isotopi: sono tutti radioattivi e molto pericolosi, ma il Po-210 è il più pericoloso tra i vari tipi esistenti.

Tossicità
Il polonio è un elemento tossico, altamente radioattivo e pericoloso da manipolare, persino in quantitativi dell'ordine del milligrammo o meno. Le radiazioni alfa, costituite da nuclei di elio-4 (He-4), hanno un elevato potere ionizzante e, di conseguenza, sono particolarmente dannose quando entrano in contatto con i tessuti viventi. Il limite massimo tollerabile di radioattività da polonio è 1100 Bq (0,03 µCi), una quantità corrispondente a quella prodotta da 6,8 miliardesimi di milligrammo di Polonio.13
0,1 mg di questo metalloide emette lo stesso numero di particelle alfa di 5 grammi di radio. Un killer potentissimo. L'effetto sull'uomo è dunque devastante: si muore, ovviamente, per conseguenza della radioattività, in quanto si innesca un meccanismo per cui le cellule vanno in necrosi, "come bruciate". Si ha, cioè, un effetto massivo che l'organismo non è in grado di fronteggiare, perché non è capace di "rimpiazzare" in tempi brevi la grande quantità di cellule "bruciate" andate in necrosi.13

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