La nascita della Roboetica

Gianmarco Veruggio

Nel suo racconto "I, Robot", del 1950, Isaac Asimov per primo immaginò che delle macchine potessero diventare agenti morali. Infatti, ai suoi robot piaceva un mondo potersi mettere tranquilli ed analizzare le implicazioni morali delle proprie azioni. Al contrario, Qrio (l'ultimo robot della Sony) non sa nulla, non gliene importa nulla di nulla, e non ragiona un briciolo. Impropriamente programmato, può schiacciare il grilletto di una pistola, dar fuoco ad una casa e persino tagliarti la gola mentre dormi, per poi zompare in un affollato supermercato e farsi saltare in aria mentre urla qualche slogan politico (…). Possiamo provare a fare un robot che si comporti bene, anche se non siamo mai riusciti a far funzionare quel meccanismo in noi stessi". (Bruce Sterling, scrittore, Wired Magazine, maggio 2004, reportage dal Primo Simposio Internazionale di Roboetica, Sanremo 2004).