| Sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio dei Ministri degli Esteri e dei Beni e Attività Culturali, si tiene nella Galleria d’Arte Moderna di Torino, aperta dino al 15 febbraio 2004, una superba mostra che squaderna i capolavori di un continente qual è l’Africa, un vastissimo territorio culla di antichissime civiltà, e pur tuttavia carico di mistero, e di un fascino che la sua arte emana da sempre, proprio perché prodotta da culture e concezioni diverse dalle nostre, ad iniziare dal tempo che è soprattutto naturale, ove il mondo è vissuto come armonia della natura, di cui l’uomo fa parte, in quella coesione di terra e di cielo, di lotta e sacralità, di leggende e credenze. |
| Una mostra bellissima e singolarissima, da visitare proprio durante le vacanze natalizie, quasi a voler leggere in essa l’inizio della storia del mondo, l’inizio della vita, della cultura e dell’arte. Sui tre piani del GAM di Torino i capolavori prodotti da un’arte che attraversa tre millenni, dai più antichi regni africani ai nostri giorni. La mostra è organizzata in sezioni, quattro per la verità, la prima con “I grandi regni”, la seconda con “Il collezionismo delle corti cinquecentesche e gli avori afro-portoghesi”, la terza che è quella più vicina a noi per la forte simbiosi che si crea tra arte occidentale e arte africana dal titolo “Gli artisti del ‘900 e la scoperta del primitivismo”, e infine l’ultima dal titolo “Arte africana tra ‘800 e ‘900”. |
![]() |
|
La prima sezione allarga la conoscenza sui grandi regni
e sulla produzione artistica di un continente che vantava ricchezze inestimabili
e straordinarie vie commerciali. La bellezza di talune opere che si rapportano
ai grandi regni ha fatto pensare, addirittura, proprio quando nel 1900
vennero scoperti nell’attuale Nigeria i meravigliosi bronzi risalenti
al IV secolo dopo Cristo che una certa “colonia” di greci si fossero spinti
fino al centro dell’Africa. Erano di così tale bellezza, di così tale
fattura, queste sculture reali eppure idealizzate, da lasciare gli studiosi
aperti a mille domande. Fu solo con la scoperta delle mura della città
di Ife che si potèinalmente capire la visibilità artistica di un grande
regno che della città prese il nome. Come ancor più straordinaria fu la
scoperta nella seconda metà del ‘900 delle grandi terracotte di Nok, fatte
risalire addirittura al 1000 d.C., e provenienti oggi grazie al prestito
del Museo di Lagos in Nigeria. La mostra offre un panorama e una scelta
significativa di opere delle antiche civiltà africane, anche se in Europa
abbiamo già centinaia di oggetti di incredibile fattura bronzea qui arrivati
quando ci fu la distribuzione del regno del Benin ad opera degli inglesi
nel 1897. Ecco teste di re e regine, le sculture dei due nani, buffoni
alla corte del re di Benin, figure di leopardi e altri animali che raffigurano
il potere del re e il suo dominio sul tempo e sullo spazio. Non mancano
persino le grandi placche di bronzo che ricoprivano il palazzo reale,
fiammeggiavano colpite dal sole e misuravano la distanza dei sudditi dal
sovrano. Della civiltà dei Dogon sorta sulla falesia di Bandiagara e incalzata
dai soldati dell’Islam ecco pregevoli capolavori come la statua in legno
della Pilatrice di miglio del 1000 d.C.
C’è da dire che tutti i grandi artisti del ‘900 sono stati influenzati dalla
grande magia e dal mistero dell’arte africana. È, infine, nell’ultima sezione
troviamo i maggiori capolavori dell’arte africana provenienti dai maggiori
musei del mondo. Ci sono feticci, idoli, maschere, reliquiari, e mille cose
altre. Interessano le tematiche, tra le quali la maternità, il nutrimento,
la natura, eterno femminile e maschile; ma interessano anche i materiali,
le lavorazioni, le patinature, gli stili che vanno dal realismo alle scomposizioni
formali, fino al simbolo che ha dato la misura più alta. Tre millenni di
arte africana segnano un fascino indiscutibile, ma segnano soprattutto la
storia dell’uomo e del suo evolvere verso la civiltà. La seconda sezione spazia sul collezionismo delle corti cinquecentesche proprio quando i navigatori portoghesi poterono cominciare ad ammirare l’arte africana. Tutte le corti europee del tempo ad iniziare dai Medici, eppoi le corti di Spagna e Portogallo e anche quelle del Nord Europa collezionavano nelle loro Wunderkammer saliere, olifanti da caccia, cucchiai in avorio, ecc. Questa terza sezione allarga lo sguardo sull’influenza che l’arte africana ha esercitato sugli artisti del ‘900 e quella forte presa di coscienza che fu il primitivismo, la capacità cioè di ossigenare l’arte europea riandando a scovare e soprattutto guardare l’Africa. Ecco Picasso con i suoi volumi “innaturali” e tra queste l’opera “Grande testa di Maria Teresa” in cemento. E ancora Giacometti con le sue sculture surrealiste, e Derain che amava anche collezionare arte africana; e via via Matisse, Leger, Brancusi e Man Ray, per arrivare al primo periodo di Henry Moore. |
![]() |