| Il
grande regista Federico Fellini ci ha lasciato da dieci anni e tutti, giustamente,
lo ricordano proiettando i suoi film, creando tavole rotonde oppure ritrasmettendo
le sue interviste che ci riportano nel tempo facendoci “riassaporare” momenti
perduti, sentimenti assopiti e preziose “semplicità” ormai lontane. In questo articolato omaggio ad un magnifico testimone dei nostri vizi e delle nostre virtù, non poteva mancare il ricordo di un fondamentale collaboratore quale il M° Nino Rota, creatore di colonne sonore diventate inscindibili con il prodotto filmico. Viene spontaneo allungare il nome di Federico Fellini in Rota, oppure Nino Rota in Fellini, quasi uno sposalizio artistico che a tutti noi pare semplice e ineluttabile. La parola magica che aleggiava tra i due grandi personaggi era il rispetto misto ad una profonda amicizia e tutto questo dava il risultato che tutti noi conosciamo e ricordiamo. Dai tempi de “Lo sceicco bianco” del 1951 Rota ha composto la musica per tutti i film di Fellini e lo stesso Rota in un’intervista svela quanto ascoltava i consigli del suo amico anche in momenti nei quali non collaborava per la stesura dei film: “Andavo sempre da Fellini a chiedere consigli quando mi capitava di lavorare con registi dalle idee poco chiare sul tipo di musica da inserire nei film. Fellini era sempre disposto a perdere ore per aiutarmi a risolvere i problemi di altri film di altri registi. Finora sono stati 12 o 13 i film per i quali Fellini mi ha aiutato in questa maniera”. Tutto ciò dimostra che oltre al rapporto di lavoro esisteva quella profonda amicizia che semplificava non poco le difficoltà di giungere a conclusione della creazione di un film, irto di ostacoli improvvisi. Fellini aveva idee molto chiare sulla musica da inserire nell’accompagnamento delle immagini e Rota riusciva a “captare” i suoi pensieri trovando le melodie e le atmosfere giuste che appagavano il regista. L’elenco dei film firmati da Fellini – Rota sono numerosi e quantomai variegati. Tutti hanno la peculiarità di andare alla scoperta dell’uomo nella sua intimità e nei recessi più remoti. |
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Fellini attraverso la macchina
da presa è riuscito a cristallizzare gli istanti più significativi, ampliando
la sua ricerca anche con il disegno ed in particolar modo con i bozzetti
che tutti noi conosciamo; mentre Rota ha centrato il medesimo obiettivo
con la musica, regalandoci mondi incantati e sonorità, a volte, surreali.
Possiamo ricordare “Otto e mezzo” (1963) nel quale la cruda e spietata analisi della crisi di un artista viene messa in evidenza con una musica quasi lunare con un immaginario “carillon” che rende tutta la storia densa di sonorità evanescenti e di immagini quasi ossessive. L’adozione di musiche d’ambiente, eseguite dalle orchestrine che si esibivano alla Terme del grande albergo si coagulano con le figure centrali che danno vita al film. È il gioco del “ricordo” che si fa protagonista con Fellini e Rota come testimoni di un mondo in disfacimento. E che dire di “Amarcord” (1973) basato per l’ennesima volta sui ricordi dei tempi passati? Uno spaccato amaro e consapevole di semplicità mista a paura del futuro o meglio con un occhio rivolto malinconicamente all’indietro. Fellini gioca sulla caratterizzazione quasi esasperata dei personaggi, portando lo spettatore verso un mondo intimo ed angosciato. Rota evoca il ricordo utilizzando motivi americani rielaborati, sonorità da circo e mondi sonori di una Romagna ormai perduta. Nel volume curato da Dinko Fabris troviamo sintetizzato questo capolavoro di equilibrio ed eleganza formale; “…affollamento di suoni e ripetitività dominano la partitura, che si irradia comunque da un motivetto portante originale, un valzer lento di poche note, dal nucleo telematico semplicissimo, che Fellini della memoria. Suoni e immagini, in Amarcord, fanno più che unirsi efficacemente insieme, sono la stessa cosa” Quindi ricerca, ricerca e ancora ricerca! E’ importante rivedere i film di Fellini non distogliendo l’attenzione dalla Musica che riesce a commentare sentimenti che danno vita all’immagine in perfetta sincronia “spirituale” con l’idea del regista. Più volte Rota disse che una cattiva musica poteva rovinare un film, ma poteva aiutare notevolmente il successo di un film. Fellini lo sapeva ed aveva molto rispetto per la colonna sonora. Il compositore diceva più volte di Fellini che era estremamente sensibile alla musica e che solitamente abbandonava le sale da concerto poco dopo l’inizio poiché ne soffriva, in quanto in lui la musica stessa gli scatenava immaginazioni molto forti che esulano dallo stesso campo della musica. Tutto ciò dimostrava la particolare sensibilità del regista che immaginava i suoi film già confezionati con la colonna sonora. Si potrebbe trattare in modo dettagliato di ogni film che ha visto come presenza costante la coppia Fellini-Rota, ma dovendo fare una scelta si può citare il “Casanova” (1976) che ci riporta alla mente il solito gioco “immaginario” felliniano, lasciando nello sfondo la dimensione settecentesca della Venezia. Molto interessante la richiesta fatta da Fellini e Rota di fare alcuni interventi musicali prima di iniziare a girare. Perciò ritroviamo una canzone militare tedesca, la gigantesca toccata per due organi alla corte del duca di Wurterberg e in particolar modo il valzer sarcastico e “sfilacciato” che scaturisce dall’uccello meccanico ogni volta che Casanova lo mette in movimento quando inizia un amplesso. Inoltre bisogna rilevare che Rota inserisce molti interventi vocali che danno uno spiccato senso del grottesco, elemento molto amato da Fellini. |
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| Il gusto del grottesco lo ritroviamo nello spericolato film: “Prova d’orchestra”(1979) che porta al parossismo una insana abitudine degli orchestrali di non “entusiasmarsi” nel “far musica”. In questo caso Fellini entra nel territorio di Rota e cerca di arpire i segreti della musica attraverso un percorso “dietro le quinte” con immagini spietate che non lasciano alcun spazio alla fantasia o almeno al sogno edulcorato della musica vissuta serenamente dai musicisti. Nel libro curato da Dinko Fabris troviamo scritto: “Mentre le invenzioni di Rota (…) funzionano egregiamente nella loro funzione diegetica, di occasione per l’analisi del lavoro degli orchestrali e della “didattica della musica” compiuta da Fellini, debolezza intrinseca delle invenzioni non seconda lo scatto metaforico. Si tratta infatti di suggerimenti melodici e ritmici piuttosto corrosivi, sviluppati in maniera scolastica: i riferimenti inquietanti sono piuttosto demandati a suoni che sembrano opporsi a quelli organizzati dell’orchestra, come rombi, vibrazioni, rumori. Ma anche queste presenze sono parte integrante della colonna sonora, ed assumono una piena efficacia drammatica”. Possiamo terminare con una frase del M° Franco Mannino che fa capire l’inscindibilità del rapporto artistico di Fellini-Rota: “Tempo fa Federico Fellini mi fece l’onore di venire apposta a Milano, dove in quel momento mi trovavo per dirigere alcuni concerti e, in una riunione avvenuta all’albergo Principe di Piemonte, mi chiese – dato che l’indimenticabile Nino Rota era morto – di occuparmi della musica per “La Nave” . Commosso per la stima dimostratami ringrazia ma rifiutai e gli suggerii un altro compositore: Nino Rota. Si, gli dissi: “ Tu hai bisogno di un buon musicista che sia un tecnico specializzato a maneggiare le colonne musicali. Da oltre trent’anni Nino ha scritto fiumi di musica per te…Continua a utilizzarla…” poi aggiunsi: “Eravate una sola entità… Oggi non ti funzionerebbe neppure Giuseppe Verdi” Una verità incrollabile! | ||
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Adriano Bassi
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